[CAPITOLO II.]

Dei primitivi Italiani.

ANTICHITÀ DELL’ITALIA

Quell’amore di patria, che pare si acuisca quant’essa e più immeritamente sventurata, e che cambia di pretensioni secondo la passione del momento, potè asserire che l’Italia fosse da antichissimo non solo abitata, ma incivilita a segno, che di là partissero i dirozzatori della Grecia, dell’Egitto, perfino dell’India. Non v’è paradosso, a cui non possa imprimere aspetto di probabilità una erudizione o incompleta o mendace, la quale ignori o dissimuli gli argomenti contrarj, contentandosi di soddisfare ai dilettanti, la genìa più numerosa, e la più consueta dispensiera della reputazione, che è l’orpello della gloria. Chi ben vede, a quella ipotesi[13] trova repugnare e la natura dei terreni e le testimonianze storiche; alle quali chi neghi peso quando avverse, non potrà appoggiarvisi quando favorevoli.

I terreni dell’Italia peninsulare si trovavano (lo vedemmo or ora) allo scarco orientale dell’Appennino occupati da paludi, e all’occidentale sommossi da esalazioni vulcaniche; Adige, Ticino, Po e i cento loro confluenti spagliavano a baldanza nella continentale, e il mare penetrava ben addentro in quelle ora ubertosissime pianure.

Documenti di remotissima longevità dove si additano fra noi? La storia più antica, l’ebraica, ci mostra l’Egitto, la Fenicia, l’Arabia incivilite venti secoli prima di Cristo, e non menziona tampoco l’Italia, bensì mette per fede quel che le moderne ricerche d’etnografia, di linguistica e d’archeologia vanno confermando, che la stirpe umana derivi da un ceppo unico e dal centro dell’Asia, donde pe’ varj pendìi si diffuse in tre gruppi, distinti eppur fraterni, designati col nome di Sem, Cam, Giafet. Il primo prevalse per senno, e per avere conservato maggior quantità di tradizioni morali e scientifiche: il secondo, segnalato per industria e cultura, precipitò in tempestiva depravazione: il terzo, famiglia più rozza e meno corrotta, dovea vantaggiarsi dei progressi delle altre.

Della gente giapetica una parte estendevasi nella penisola indiana e nella Persia, mentre un’altra risalì al settentrione, e traverso alla Scizia penetrò nell’Europa nostra. Le lingue parlate in questa, fra cui la latina e l’italiana, s’annettono fra loro per tante affinità di parole e di costrutti, che se ne costituì un solo gruppo, intitolato indo-germanico, di cui le radici sono a cercare fra le misteriose bellezze del sanscrito, lingua sacra dell’India. Che più? questa ricchezza di frutti e di grani, quest’utile e dolce compagnia d’animali domestici, non è indigena dell’Italia, ma seguì le migrazioni, mosse dalla nativa Asia verso il nostro Occidente: nuova conferma al racconto biblico.

PRIME GENTI

E già fu tempo quando le origini dei popoli non si voleano cercare che dal genesi mosaico; Noè e suoi figliuoli doveano esser venuti a popolare la nostra patria, e qualche nome che tenesse somiglianza co’ nostrali, bastava a stabilire una genealogia. Fu allora che il Morigia faceva occupare l’agro milanese da Tubal figlio di Giafet, trentacinque anni dopo il diluvio, e fondar la città d’Insubria, detta poi Milano; che Bernardino Scardeonio empiva la Venezia con colonie menate dai figli di Noè; che Noè stesso era fatto giungere in Italia dal Merula, e quivi dal vino denominare Giano[14].