[258] Plinio, Nat. hist., xxxiii. 6.
[259] Plutarco, Della virtù delle donne.
[260] Tito Livio e Cornelio Nepote, per far drammatico il racconto, lesero la verosimiglianza dei fatti e la prudenza del gran capitano. Quelle Alpi, che Cornelio ci dà come inaccesse, e tali che appena un uomo scarco potea passarvi, quante volte non erano state superate dai Galli per venir a saccheggiare l’Italia o a collocarvisi? Popolatissime appajono esse dal racconto medesimo, e certo i Galli servirono di guide ad Annibale pei colli impraticati.
Una biblioteca intera si scrisse intorno alla marcia d’Annibale dalla Spagna in Italia; segno che i dati sono arbitrarj, quanto inutili le conseguenze. Noi, senza entrare in discussione, rimandiamo a Polibio, lib. iii. 42-56; ma neppure da lui si aspetti l’esattezza numerica, insolita agli autori antichi. Egli misura il viaggio da Cartagena a Taurino in novemila stadj: poi i viaggi parziali non riescono che di ottomila seicento.
Fra altre favole, Livio racconta che Annibale ruppe le Alpi coll’aceto. Baja ridicola; pure anch’oggi nelle famose miniere dell’Hartz spaccasi la rocca coll’accendervi grandi fuochi, e quando sia ben riscaldata, gettarvi acqua: operazione che doveva esser comune prima dell’invenzione della polvere.
Vedasi Abbott, History of Hannibal the cartaginian, Londra 1849.
[261] Polibio dà cinquanta elefanti ai Cartaginesi che assediavano Agrigento; cento alla battaglia di Rodi contro Regolo; ottanta a quella di Zama. Secondo Diodoro Siculo, Asdrubale, fondatore di Cartagena, ne avea ducento in Ispagna; cencinquanta erano alla battaglia di Tapso, ultima d’Africa ove questo animale compaja. Li traevano non dall’interna Africa, ma dal paese contiguo a Cartagine, sul piovente meridionale dell’Atlante, ove da gran tempo più non se ne incontra. Così nell’Africa meridionale in numero sterminato si trovavano al tempo che primamente fu colonizzato il capo di Buona Speranza, poi furono messi in fuga o distrutti dai coloni.
[262] Lectisternium, ver sacrum. Livio, xxvii. 39.—Arriano, De bello hispanico.—Silio Italico, xv. 495.
[263] Triumviri mensarii. Livio, xxiv. 18.—Vedi Arnold, Storia romana.
[264] Anzi Appiano mette dieci, fornite solo da volontarie contribuzioni: χρήματα οὐκ ἕδωκαν πλὴν εἴ τις ἤθελε τῷ Σκιπίονι κατὰ φιλίαν συμφέρειν.