E d’oracoli abbondava la prisca Italia, come quelli di Albunea e di Tivoli; ma perdettero importanza dacchè si volle dedurre ogni cosa dalla Grecia e dall’Asia Minore, dove pure conservavansi profezie di Museo, di Bacide, di Tellia, delle Sibille: e forse ogni città ne possedeva di proprie, e le traevano seco nelle migrazioni. Una colonia di Cuma nell’Eolide portò a Cuma di Campania quelle della Sibilla Cumana, la quale venne ad offrire i suoi libri a Tarquinio, che, dopo averla più volte rejetta, li comprò, e li fece riporre nel tempio perchè fossero consultati nelle gravi contingenze dello Stato[168].

CACCIATA DEI RE

Le tribù primitive, o per onte private, o perchè gli stranieri conculcassero i loro privilegi, insorsero a danno de’ Tarquinj, e gli espulsero abolendo il regno sacerdotale. Per sostenere i suoi nazionali, Porsena, lare di Clusio, cavalcò addosso a Roma, la prese, e la trattò con tale durezza, da vietare sino il ferro per altro uso che per l’agricoltura[169]. Non sappiamo nè quanto durasse il dominio militare, nè come se ne riscattassero i Romani; fatto è che, dopo la battaglia al lago Regillo, nella quale periva il fiore de’ prischi eroi, i patrizj posero a capo del governo due consoli annui tolti dalla loro classe.

I Tarquinj personificherebbero dunque una dominazione di Etruschi; e con essi cade la costoro superiorità, nè Porsena riesce a restaurarla, perocchè vediamo i re andare in esiglio. Cessa allora l’influenza etrusca, e ringagliardisce il carattere nazionale; laonde i Romani non riescono imitatori, ma procedono con uno sviluppo regolare.


[CAPITOLO VII.]

Governo patrizio, e sue trasformazioni fino alla democrazia.

CESSAZIONE DELL’INFLUENZA ETRUSCA

A rettamente intendere il passaggio dalla Roma regia alla consolare, nuoce la confusa interpretazione delle voci di re, popolo, repubblica, libertà costituzionale. Nè assoluti nè ereditarj erano quei re, bensì imbrigliati dal senato, dai patrizj, dal comune, dalle istituzioni religiose e naturali, dal legame delle clientele. La libertà dell’uomo rimaneva angustiata ne’ governi teocratici dell’Asia, ove tutto imponendosi come volontà di Dio, s’escludeva la discussione, e si teneva empietà il resistere e il disobbedire. Ma già i patrizj etruschi si discernevano dagli asiatici pel doppio carattere di sacerdoti e di guerrieri. Il Romano procede più innanzi; sommette la religione allo Stato, e sceverandosi dalla teocrazia, costituisce un corpo di cittadini, padri e fondatori della patria, i quali scelgonsi un capo (rex) affinchè li presieda quando essi deliberano, li meni alla battaglia, renda giustizia. Il patrizio medesimo può esser re, generale e pontefice: come re aduna il senato e il popolo, sentenzia anche de’ patrizj, ma con appello al popolo, cioè al Comune dei loro pari[170], e dispone del territorio dei vinti.