COLONIE GRECHE

Teocle ateniese, naufragato sulle coste orientali della Sicilia, stupì di quell’opportuna postura, e rimpatriato, propose a’ suoi di menarvi una colonia.756 Non esaudito, si volse agli abitanti di Calcide in Eubea, co’ quali fondò Nasso sulle sponde del fiume Onobata. Tosto altri coloni lo seguono, i quali delle già fiorenti città fenicie o sicule s’impossessano, arrogandosi l’onore della fondazione, e snidando i prischi abitatori; e ben tosto ebbero occupato tutta la plaga orientale e meridionale dal capo Peloro al Pachino e al Lilibeo, mentre attorno alla punta occidentale si trovarono ridotti i Fenicj, e singolarmente a Selinunte, Motia, Panormo.

AGRIGENTO

Designano pure come città calcidiche Zancle, Imera, Mile, Catania, Leontini, Megara. Altre ne aveano contemporaneamente fondate i Dorj, fra cui Siracusa che popolò Acra, Casmena, Camarina, Tapso, Gela, da cui derivò Agrigento[219].

FALARIDE

La differenza d’origine e perciò di costituzioni fu seme di reciproche nimicizie, che guastarono il breve fiore. Da prima i coloni sfogarono la loro attività col sommettere i natìi; e com’ebbero così ridotte le campagne in arbitrio di poche famiglie, discendenti dai primi coloni, gli ambiziosi seppero profittarne per erigersi tiranni. Il primo che riuscì fu Panezio da Leontini, solleticando, come è stile dei demagoghi, l’eterno rancore dei poveri contro i ricchi.582 Anche Agrigento, governata prima aristocraticamente al par di tutte quelle d’origine dorica, cadde a tiranni, fra i quali il cretese Falaride.566 Le storie sono piene delle costui atrocità; forse esagerate dal genio democratico de’ Greci per fare aborrita la signoria dei re. Chi non intese parlare del toro di rame rovente, in cui egli chiudeva le sue vittime, e primo l’ateniese Perillo che l’aveva inventato? Ma le relazioni troppo discordano, e noi incliniamo a vedervi espresso un suo tentativo d’introdurre l’esecrabile rito fenicio e cartaginese d’abbrustolire gli uomini in onore del dio Moloc. Menalippo risolse uccidere Falaride, e si confidò all’amico Caritone, che gli disse aver anch’egli già lo stesso proposito. Venuto il destro, Caritone s’avvicina armato al tiranno; è arrestato, ma per tormenti non rivela i complici. Allora Menalippo si presenta, dichiarando aver egli primo ideato il fatto e indottovi l’amico; questi nega; nasce gara; della quale stupito, il tiranno perdona ad essi vita e beni, purchè abbandonino il paese[220]. Per eguali sospetti incrudelì invece contro di Zenone filosofo: ma le costui grida commossero la moltitudine tanto,534 che ammutinata lapidò il tiranno.

AGRIGENTO

Dopo breve libertà, vi tiranneggiò Alcmane, poi Alcandro, indi Terone, esaltato dal maggior lirico greco Pindaro, e dagli storici per avere sconfitto i Cartaginesi e soggiogato Imera.480 Trasideo, suo figlio e successore degenere, fu rotto e cacciato di regno da Gerone di Siracusa; e da quell’istante Agrigento si resse a popolo sul modello di Siracusa, e toccò l’apice di sua grandezza. Il vino e gli olj che spediva in Africa, la resero una delle città più opulente, magnifica di lusso e pubblici monumenti; talchè si diceva che gli Agrigentini fabbricavano come mai non dovessero morire, e mangiavano come non avessero a vivere che un giorno. Esemto, tornando vincitore dai giuochi olimpici, entrò in Agrigento accompagnato da trecento carri, tirato ciascuno da una pariglia di cavalli bianchi, razza siciliana[221]. Gellia serbava ne’ cellieri trecento botti di vino da cento anfore ciascuna; imbandiva ogni giorno molte tavole, e i servi alla porta v’invitavano ogni viandante; passando un giorno cinquecento cavalieri di Gela, li trattò tutti quanti, poi mettendosi il tempo sul piovere, donò a ciascuno un mantello della sua guardaroba[222]. L’abbondanza cagionò mollezza; e in un tempo d’assedio si dovette proibire ai cittadini, quando per turno andavano di sentinella alla ròcca, di portare più che un materasso, coperta e capezzale.

SIRACUSA

732Siracusa, fondata dall’eraclide Archia di Corinto poco dopo di Roma, era governata dai proprietarj (geomori); ma gli schiavi, arruffati dai demagoghi, si rivoltarono e li ridussero a rifuggire a Casmena. Ingordi di vendetta, quelli porsero consigli e ajuto a484 Gelone tiranno di Gela, che per tale appoggio acquistò la signoria di Siracusa, e tosto la estese chiamandovi altri Greci, e trasportandovi i ricchi di Megara, di Camarina e d’altre città distrutte; intanto faceva vendere fuori i poveri, dicendo esser più facile governare cento agiati che non uno solo al quale non resti nulla da perdere. Per tal guisa Gelone venne poderoso per mare e per terra, e largheggiò di frumento co’ Romani.