CARONDA
Affinchè la violenza non turbasse la indipendente decisione delle adunanze, Caronda aveva proibito di recarvisi colle armi, pena la vita. Un giorno stava esercitando i soldati, quando, udito che nell’assemblea erasi levato tumulto, v’accorre colla spada come si trovava: i nemici gli rinfacciano ch’egli medesimo violasse le proprie leggi; ma esso:—Anzi vo’ confermarle», e immergesi quel ferro in seno. Aristotele il loda per precisione di leggi e nobiltà di dicitura[215], aggiungendo che dettò i suoi ordinamenti a parecchie città della Sicilia.
ZALEUCO
Reputano anteriore Zaleuco di Locri. Anch’esso traeva la legge da Dio, onde cominciava dal provare l’esistenza di questo, argomentando dal mirabile ordine della natura, ed asseriva gli Dei non aggradiscono sagrifizj ed oblazioni dai malvagi, ma si compiaciono delle opere giuste e virtuose. Sempre alla legge che impone unendo la morale che consiglia, vuole si governino gli schiavi col terrore, i liberi coll’onore. Irreconciliabili non siano gli odj fra cittadini: nessuno abbandoni la patria: donna non esca con molte ancelle nè soverchio sfarzo, se non sia meretrice; nè uomo con anelli e con vesti milesie, se non andando in bordello. Sostituite leggi fisse e poche all’arbitrio della consuetudine, eccessivamente ne cercò la stabilità; ond’ebbe esclusa l’interpretazione, data forza ineluttabile al testo, e vietato perfino a chi tornasse in patria il chiedere se vi fosse qualcosa di nuovo. Demostene attesta che, in due secoli, una sola delle sue leggi era stata mutata[216]. Ma la stabilità è prova e carattere della bontà d’una istituzione?
[CAPITOLO X.]
Sicilia.
SICILIA
Teatro di grandi agitazioni naturali, come di mitologici eventi fu la Sicilia, in prima denominata Trinacria dalla figura triangolare. Le vetuste tradizioni le danno per abitanti Lotofagi[217], Lestrigoni, Polifemi, val quanto dire genti ancora sciolte da civile consorzio, che vi pasceano le greggie, viveano dei frutti spontanei, e abitavano nelle ampie grotte de’ suoi monti, dove poi i Ciclopi introdussero il lavoro dei metalli. Giove che regna sul monte Etna, e che questo monte, anzi l’isola tutta scaglia sopra i ribellati giganti; il dio Apollo che pascola gli armenti in Ortigia, dove ha culto la cacciatrice Diana; Saturno che dalla ninfa Talìa vi genera Venere, la quale preferisce il monte Erice al suo tempio di Gnido; Cerere che in Enna introduce la coltura del grano; Trittolemo che insegna ad arare; Aristeo che mostra come coltivare gli ulivi e spremerne olio, e raccorre il miele dagli alveari; Ercole che vi mena gli armenti tolti a Gerione da tre corpi, uccide in duello il gigante Erice, scopre e insegna l’uso delle acque termali ad Egesta ed Imera, e feste nuove e riti surroga a’ sagrifizj umani; Mercurio e Fauno che da Sicilia prendono le mosse onde arrivare in Egitto; Orione gigante che fabbrica il Peloro, sono favole che, qualunque ne sia l’arcano significato, rivelano vetustissima la civiltà di quell’isola.
Le popolazioni che il sopraggiungere di nuove cacciava, dall’Italia, sovente vi rifuggirono. I Sicani, gente iberica, v’erano accasati allorquando, tre generazioni prima della guerra di Troja, i Siculi e i Morgeti, spinti dagli Enotrj, invasero i fertili valli orientali, restringendo i Sicani ad occidente[218]. Di là da questi, verso la punta a libeccio, nel terreno sassoso cui fende il fiume Màzara, sedevano gli Elimi, propagine pelasgica venuta dall’Epiro, la cui capitale Egesta vantavasi fondata dal trojano Aceste. Origine iliaca ostentavano pure Drépano, Entelle, Erice, ove il tempio di Venere era costrutto alla ciclopica. Queste tradizioni appellano a colonie levantine di grande antichità, alle quali si aggiunsero prestissimo i Cretesi, simboleggiati in Dedalo, architetto famoso, che aveva fabbricato in Creta un edifizio, conosciuto col nome di Labirinto, e che, chiuso in quello, trovò portentosa via al fuggire, dissero volando, e fu accolto da Tocalo re de’ Sicani. Minosse re di Creta venne a riclamarlo, e s’impadronì di Eraclea Minoa sul fiume Alcio; ma vi trovò morte. Di qua dei tempi favolosi, Fenicj e Cartaginesi presero stanza sul littorale nell’viii secolo prima di Cristo.