La scuola jonica avea fissato l’attenzione sopra il lato fisico del mondo, la pitagorica sopra il metafisico: al dialettico, cioè all’arte del ragionare, si appigliò un’altra, innestata sulla pitagorica, e denominata da Elea in Lucania; scuola che spingendo all’eccesso il sistema delle idee, ripudiò il senso comune e l’esperienza, per dichiarare che le cose sono mere apparenze e nomi vani senza soggetto; e la realtà assorbì nell’intelligenza, identificando così il mondo e Dio. Questa inclinazione al soprasensibile, quasi la verità non deva cercarsi che nella sfera razionale, avviava a raddrizzare il modo della conoscenza sensibile mediante i concetti puri della ragione, e nel pensiero separavasi ricisamente l’elemento speculativo dallo sperimentale. E forse dall’accurata distinzione che gli Eleatici poneano tra l’idea e le cose sensibili, e dall’avvertire che quella tiene in sè tutte le cose nell’archetipa loro forma, derivò a loro la taccia di panteismo.

535-465?Parmenide di Elea vi diede precisione, asserendo che i sensi possono bensì esibire il fenomeno ingannevole, ma il vero e il reale non rimangono conosciuti che dall’intelletto. Zenone, pure di Elea,504-450? assottigliò l’indagine mostrando che, se le cose apparenti fossero quali la sensazione ce le ritrae, sarebbero piene d’assurdi ed impossibili: ed esagerando il concetto fondamentale di quella scuola, negava la possibilità del moto. Per verità, qualora non basti l’esser immediatamente sentita l’esistenza delle realtà finite, e le si applichi il dubbio, riesce impossibile il dimostrarla. Per questo varco adunque entrava lo scetticismo; e Gorgia da Leontini, scolaro di Empedocle, sostenne nulla esservi di reale, nulla potersi conoscere nè trasmettere a parole[212].

Adunque la filosofia in Italia fin d’allora ed elevavasi a tutta la sublimità dell’ideale, e diroccava nel dubbio e nel sofisma. Ma a Zenone, il primo filosofo che esponesse in dialoghi, spetta il merito d’aver introdotto la dialettica, cioè una maniera rigorosa e coerente di disputare, dimostrare, difendere, impugnare, per via di regole prefinite.

MEDICINA PITAGORICA

Anche in altre scienze Pitagora aveva ben meritato, e singolarmente nella medicina, ch’egli sbarazzò di divinità, e chiamò a contribuire al bene della società colla legislazione e colla polizia, mediante quel che si intitola vivere pitagorico. Fanno a lui onore d’importanti scoperte fisiologiche; che ogni seme organico deriva da seme; che nel sonno il sangue affluisce al cuore ed alla testa. E del sonno diede una teoria Alcmeone crotoniate, coevo di Pitagora, al quale è pur dovuta la prima opera speciale di anatomia e fisiologia che la storia ricordi, cercando ai fenomeni spiegazione dall’esame della struttura delle parti.

Altri Pitagorici la medicina esercitavano per Italia e per Grecia; come liberi indagatori (periodeuti) visitavano al letto gli ammalati, che fin allora soleano farsi recare nel tempio; e scarchi dalle superstizioni, le cause del morbo investigavano non nella collera degli Dei, ma nella natura. Con ciò strappavano la scienza di mano agli Esculapj, sebbene, per quella loro teorica che i mutamenti si devono fare passo a passo, i Pitagorici non isbandissero le formole magiche e deprecatorie. Possiamo noi asserire che s’ingannassero nello introdurre la dottrina numerica nella scienza della salute, supponendo che la natura prediliga certi numeri e certe forme periodiche?

A Pitagora, meno che dalle scienze insegnate, deriva lode dall’aver formato una scuola, diretta a perfezionare i governi, non tanto col cambiarne la forma, quanto col preparare uomini capaci di ben dirigerli. Ma un tal Cilone, ricco violento e accattabrighe, avendo chiesto invano d’esservi affigliato, si avventò al solito artifizio de’ liberalastri d’ogni tempo, colla calunnia aizzando il popolo in modo, che que’ filosofi vennero perseguitati a morte, ed abolite le loro istituzioni. Ne profittarono gli ambiziosi per costituire parziali tirannie nelle varie città, Clinia a Crotone, altri altrove, soqquadrando ogni ordine primitivo, finchè gli Achei si intromisero della pace. Allora furono adottate le leggi della madrepatria, e nel tempio di Giove Omorio giurata una federazione delle colonie, a capo della quale sembra fosse posta Crotone. Durò fino al 400, dopo di che, prima dai tiranni di Siracusa, poi da Roma si vide rapita l’indipendenza, e decadde a segno, che Petronio la chiamava campo di cadaveri rosi e di corvi affamati.

CARONDA. ZALEUCO

Pitagorici furono i due insigni legislatori della Magna Grecia, Caronda e Zaleuco, spesso tra loro confusi e ingombrati di favole, perchè la storia lascia in non cale i benefattori del genere umano, attenta ad immortalarne i distruttori.

650Caronda fu di Catania; e poichè i legislatori antichi non solo comandavano gli atti, ma voleano piegare la volontà, pose fondamento al suo codice l’esistenza degli Dei[213], la famiglia e la patria. Dai primi emana la moralità delle azioni, che i dèmoni puniscono o premiano secondo il merito. Il rispetto pei genitori stendasi fino alla gleba dell’ultimo loro riposo. Chi passa a seconde nozze, rimanga escluso dalle assemblee, giacchè mette seme di dissensione tra i proprj figliuoli. Possono l’uomo e la donna snodarsi dal matrimonio, ma non contrarne un nuovo con persona più giovane[214]. Intento a conservare le famiglie (secondo il genio dei legislatori antichi, diverso da quel de’ moderni), Caronda moltiplica i legami fra’ parenti; il più prossimo d’un’ereditiera può sposarla; il deve se orfana e povera, o dotarla. Conoscendo i mali dell’ignoranza, impose s’insegnasse leggere e scrivere a tutti da maestri stipendiati dal pubblico. Proibito frequentare uomini viziosi, nè mettere in commedia un cittadino, salvo che sia adultero o spia. Al calunniatore infliggevasi di portare una corona di tamarisco; e sì grave obbrobrio pareva, che alcuni se ne sottrassero coll’uccidersi. Chi abbandona il posto in battaglia, durerà tre giorni in piazza vestito da donna. Punì i giudici che sostituissero giro di commenti alla precisione della lettera: ammise la pena del taglione. Chi proponesse d’innovare una legge, doveva presentarsi col capestro al collo, per essere strozzato se avesse repugnante il pubblico voto.