RODI

Aveva ella rimesso al fine della guerra il punire non solo quei che l’avevano sfavorita, ma quelli ancora che le si fossero mostrati meno zelanti. Per questo titolo Rodi avrebbe incontrato sorte eguale all’Epiro, se Catone non avesse osato metter argine alla prepotenza. Questo severo censore perorò la causa dei legati romani, che in sordide vesti giravano supplicando per Roma; mostrò come quella gloriosa repubblica marittima avesse per Roma combattuto contro Filippo ed Antioco, nè si fosse proposto che di conservarsi indipendente.—Se augurò vittoria a Perseo, poteva essere altro il voto di chiunque vedesse nella caduta di lui la servitù comune? O che, punirete i desiderj? ma e voi come vi comportate allorchè ve ne torni il conto? Li chiamate superbi: vi rincresce dunque che altri lo sia al pari di noi?» Con siffatta franchezza ottenne che a Rodi fossero soltanto ritolte la Siria e la Caria, attribuitele già dalle spoglie d’Antioco. Perocchè questa repubblica, simile per tanti riguardi a Venezia, fu come quella danneggiata dal volere possedimenti in terraferma, i quali ne prepararono la rovina.

PERGAMO

Eumene re di Pergamo, che pure si era spiegato nemico di Perseo sino a fare da spia ai Romani, fu ripagato d’ingratitudine dal senato, che, insospettito degli incrementi di lui, ne trasferì la corona al fratello Attalo II.157 Prusia re di Ritinia, cui nulla costava l’avvilirsi, venne in persona a fare le sue discolpe; e col capo raso e berretto da liberto, prosternato alla soglia della curia, esclamava:—Salvete, o numi conservatori; ecco un liberto vostro, pronto ad ogni combattimento». Con tali abjezioni, e col lasciare in ostaggio suo figlio, serbò la corona. Massinissa, il vecchio re di Numidia, mandò egli pure suo figliuolo a querelarsi col senato di due cose: la prima, che avesse da lui pregato soccorsi, mentre aveva diritto d’imporglieli; l’altra, che avesse voluto pagargli il grano somministrato, mentre della sua corona la proprietà apparteneva al popolo re, a lui bastava l’usufrutto.

L’EGITTO

Pensate se queste ed altre vigliaccherie dei re attizzavano l’orgoglio insolente dei Romani! E da quell’ora essi concepirono l’idea di diventare signori del mondo, rinunziando al personaggio di arbitri, sostenuto fin là. Con tale sentimento guardavano gli altri successori d’Alessandro, pigliando assunto d’infiacchirli durante la pace, perchè fossero inetti a difendersi quando provocati in guerra. I Tolomei d’Egitto e gli Antiochi di Siria facevansi tra loro guerra or sorda or aperta, e Roma vi soffiava, e chiamata o no intrometteasi. Quando essa mandò201 ad annunziare alla Corte d’Alessandria le sue vittorie e la pace co’ Cartaginesi, i tutori del fanciullo Tolomeo V Epifane posero questo in tutela del senato romano, che l’accettò e affidolla a Marco Lepido, poi ad Aristomene. Ma il giovane mal riuscì, e a ventott’anni periva, lasciando due figliuoli, che poco stante si spartirono il regno, Tolomeo Filometore164 prendendosi l’Egitto e Cipro, e Tolomeo Fiscone ottenendo Cirene e la Libia. Presto vennero a baruffe; e il Filometore, costretto a fuggire, approdò in Italia, ed in meschino arnese, pedestre, polverulento entrò in Roma, e vi prese alloggio nella casipola d’un pittore alessandrino. Il senato ne avea gusto, pur finse di fargli scuse di quel trattamento, e l’invitò a venire in veste più conveniente ad esporre le sue querele: udite le quali, entrò di mezzo a riconciliare i fratelli, e per allora lasciò l’Egitto respirare sotto il Filometore.

AGONIA DELLA GRECIA

La Grecia era in dipendenza di fatto ma non di nome, e Roma aspirava ornai a ridurla provincia. Caldi d’ammirazione per sentimento dell’armonica bellezza onde fu privilegiato quel paese, e mossi dalla somiglianza di glorie e di sventure col nostro, siam côlti di pietà meditabonda all’agonia sua, alle umiliazioni, agli oltraggi, traverso ai quali arrivò all’ultima ora. Se qualche vigore restituì alla lega Achea Filopemene, dopo di lui essa più non mostrossi che odiosa o spregevole, alternando servile compiacenza al senato romano con ridicole disperazioni, quasi volesse da sè privarsi della compassione che la generosità attira su chi è destinato a perire. La vittoria dei Romani aveva resi audaci ad ogni eccesso i fautori loro, gente avara ed impertinente, come quella che si sentiva sostenuta in ogni caso dai vincitori. Chi resistesse, chi generoso amasse la patria e ne propugnasse i diritti, chi osasse contraddire ai commissarj stranieri, veniva denunziato a Roma.

CALLICRATE

Tra questi venduti primeggiava di potenza e viltà Callicrate ateniese, uno di quei demagoghi, la cui morale consiste nell’ottenere denaro e gradi; e secondo lo stile de’ pari suoi, denigrava chiunque lo superasse di merito; e sulle piazze non men che nelle arringhe, non sapeva che gridare:—Costui ha dato favore a Perseo: quest’altro s’è lasciato comprare dall’oro nemico». Due commissarj furono spediti alla lega Achea, acciocchè istruissero il processo di questi accusati; e uno di essi arrivò a tanto da proporre all’assemblea,—Condannate a morte i fautori di Perseo, ed io dappoi li nominerò». Parve pazzamente furibonda la domanda, e gli Achei si limitarono a promettere li condannerebbero qualora non potessero giustificarsi.—Poichè il promettete (ripigliò il commissario), dico che tutti i vostri capitani e generali, e quanti sostennero cariche nella repubblica vostra, sono macchiati di tale delitto».