Diceret: Hæc mea, sunt, veteres migrate coloni.
Virgilio, Egloghe I e IX.
[174]. Lib. II. cap. 15. Lo attestano pare Tacito. Ann., XII. 43, Plinio, lib. XVII, Columella, pref. al lib. 1.
[175]. Pro Flacco, 6. 7. 8.
[176]. Si allude alla legge Valeria del 667 di Roma, per cui i debiti furono ridotti a tre quarti.
[177]. Cicero, De officiis, II. 21.
[178]. Poltifagi chiama Plauto i Romani.
[179]. Ad me autem, etiam cum rogat aliquid, contumaciter, arroganter, ἀκοινωνήτως solet scribere. Cicerone, ad Attico, VI. 1. — Omnino (soli enim sumus) nullas unquam ad me literas misit Brutus, in quibus non inesset arrogans, ὰκοινώνητον aliquid. Ivi, 3.
Molto si è discusso intorno ai nomi di unciarium fœnus, semiunciarium fœnus, centesima usura, adoprati nel diritto romano. A noi pare, fra le tante, meglio probabile la spiegazione del Niebuhr, che l'unciarium fœnus indichi l'interesse di un'oncia, vale a dire di un dodicesimo del capitale all'anno; e il semiunciarium di un ventiquattresimo: la centesima sarebbe un centesimo del capitale, da pagare alle calende d'ogni mese; il che viene al dodici per cento l'anno. Le due prime denominazioni derivano dall'antica divisione romana dell'asse in dodici oncie; la terza più recente è calcolata sulla divisione decimale. Lasciando via il supposto del Niebuhr dell'anno romano di dieci mesi (Appendice II), l'unciarium darebbe l'otto e un terzo per cento, e il semiunciarium il quattro e un sesto.
[180]. Cesare nella Gallia Transalpina fece un milione di schiavi, secondo Plutarco e Appiano: Lucullo nel Ponto tanti, che si vendeano quattro dramme, cioè men di quattro lire per testa. Augusto ne menò quarantaquattromila dalle montagne dei Salassi.