Silla avea di sua sostanza L. 150,000,000
Il commediante Roscio almeno » 20,000,000
Il tragico Esopo, benchè in una sola vivanda consumasse lire 20,000 » 5,000,000
Publio Crasso il Ricco aveva in fondi e quasi altrettanto in case a Roma, schiavi, armenti » 60,000,000
Emilio Scauro, genero di Silla » 80,000,000
Demetrio, liberto di Pompeo, un capitale di » 19,200,000
L'oratore Ortensio acquistò colle arringhe » 20,000,000
Milone, andando in esiglio, portò buona parte del suo avere a Marsiglia; il resto confiscatogli per pagarne i debiti saliva a » 15,000,000
Lucullo ebbe da » 120,000,000
e alla sua morte, i pesci di un suo vivajo furono venduti » 800,000
Marc'Antonio avea per » 120,000,000
Sallustio lasciò » 60,000,000
Virgilio » 1,957,424
tutte per donativi da Augusto. Pel tu Marcellus eris Ottavia gli fece contare 52,000 lire.
Augusto in venti anni aveva ricevuto in doni od eredità più di 100,000,000 e ne lasciò » 200,000,000
Apicio, celebre gastronomo, avea per » 19,375,934
e quando si vide ridotto a 2,000,000 si uccise per paura di morir di fame.
A Tiberio si trovarono » 540,000,000
Callisto, liberto di Caligola, possedeva per » 40,000,000
Narcisso liberto, poi segretario di Claudio, ammassò » 50,000,000
Seneca filosofo possedeva » 60,000,000
e Plinio il Giovane » 20,000,000

[184]. Come i Romani distribuissero le ore di loro giornata, è soggetto di una dissertazione dell'abate Couture nei Mémoires de l'Académie française. Per le donne vedi Boettiger, Sabina, o il mattino d'una dama romana. Lipsia 1806.

[185]. Tra i vini gli antichi lodarono il Pucinum, cioè il prosseco del Friuli; e Plinio (Nat. hist., XIV. 6) dice che Livia d'Augusto attribuiva a quel vino l'esser campata ottantadue anni.

[186]. Plinio, X. 23. 52.

[187]. Lo stesso, X. 23. — L'allevamento dei polli divenne una cura gravissima, e i pollaj e colombaj presero estensione maggiore, che in principio non n'avessero le ville. Un gallinario presedeva alla bassa corte, e sotto di lui un uccellajo o pastor avium. Varrone fa dire all'intendente della masseria di Sejo, che il pollajo gli fruttava più di sessantamila sesterzj, e che cinquantamila tordi allevati in un'altra campagna eransi venduti altrettanto, cioè due volte più che un podere di ducento acri. Un ovo di pavone pagavasi cinque denari. Che più, se un par di piccioni si pagarono fin mille sesterzj, e due galline quattromila monete d'argento? Nessuna maraviglia dunque se Varrone si estende lungamente ne' precetti intorno alla bassa corte, dando particolarità, dalle quali non si raccoglie se non l'estensione di quell'allevamento.

[188]. Orazio, Satir., 3.

[189]. Plinio, IX. 17.

[190]. Lo stesso, III. 8; VIII. 82; IX. 82.

[191]. Varrone, III. 17; Plinio, IX. 8.

[192]. Antica orazione ap. A. Gellio, XV. 8; e Orazio diceva: