[125]. Plinio, XXXIII. 12; Cicerone, De orat., III. 12.
Me legit omnis ibi (a Vienna) senior, juvenisque, puerque,
Et coram tetrico casta puella viro.
Marziale, VII. 88.
Tu quoque nequitias nostri lususque libelli,
Uda puella leges, sis patavina licet.
Lo stesso, XI. 16.
Pervigilium o Vigiliæ dicevano certe solennità notturne, che, divenute occasione d'eccessi, la legge restrinse a poche, e ne escluse gli uomini e le nobili. Di rado menzionate sotto la Repubblica, frequentano sotto l'Impero; e probabilmente al tempo d'Augusto fu introdotta la vigilia di Venere, nella quale, per tre notti consecutive d'aprile, le fanciulle menavano cori, poi dopo un banchetto s'intrecciavano danze fra la gioventù (Ovidio, Fast., IV. 133). Più tardi questa memoria del natale di Quirino celebravasi in un'isola del Tevere deliziosissima, dove, osservati dal prefetto o da un console, i cittadini facevano sotto le tende una lieta festa. A cantarsi in questa era probabilmente destinato il Pervigilium Veneris, poemetto ove essa dea è venerata siccome madre dell'universo, e protettrice dell'Impero.
Nec satis incestis temerari vocibus aures,