[236]. Ch'egli però si dilettasse in questi studj, continua prova ne danno le sue lettere a Frontone, scoperto dal Maj. In una gli dice: Mitte mihi aliquid, quod tibi disertissimum videatur, quod legam, vel tuum, vel Catonis, vel Ciceronis, aut Sallustii, aut Gracchi, aut poetæ alicujus, χρήζω γὰρ ἀναπαύλης, et maxime hoc genus; quae me lectio extollat et diffundat ἐκ τῶν κατειληφυιῶν φροντιδίων. Etiam si qua Lucretii aut Ennii excerpta habes, εὔφωνα καὶ ... φρα, et sicubi ὴθους, ἐμφὰσεις.

Il cardinale Barberini tradusse gli scritti di Marc'Aurelio, dedicandone la traduzione all'anima propria «per renderla più rossa che la sua porpora allo spettacolo delle virtù di questo Gentile».

[237]. Regiones ultra fines imperii dubiæ libertatis. Seneca.

[238]. Cicerone (pro Roscio, 7) parla di cinquantasei miglia fatte in dieci ore di notte con legni di posta, cisiis. Cesare faceva cento miglia in un giorno: Svetonio, 57. Plinio (Nat. hist., VII. 20) numera sette giornate di navigazione da Ostia alle Colonne d'Ercole; dieci ad Alessandria.

[239]. Vedi Cicerone, Pro domo sua, 28. Floro, nella prefazione, dice che la storia di Roma non è quella d'un popolo, ma del genere umano. Cicerone loda Pompeo che le sue imprese non hanno altri limiti che quelli del sole. Livio (XXXVIII. 45, 54) fa dire agli ambasciadori in senato, che ormai Roma non ha a combattere mortali, ma a tutelare l'uman genere, e, come gli Dei, vigilare al suo riposo. Ovidio canta ne' Fasti, II. 684:

Romanæ spatium est urbis et orbis idem.

L'autore dei versi inseriti nel Satyricon di Petronio, cap. 119:

Orbem jam totum victor Romanus habebat

Qua mare, qua tellus, qua sidus currit utrumque.

E Plinio, XXVII. 1: Una cunctarum gentium in toto orbe patria.