Il coro di Corintj nella Medea parve profezia del grande ardimento di Cristoforo Colombo, annunciato così da uno Spagnuolo quattordici secoli prima che la Spagna lo ajutasse e punisse:

Venient annis sæcula seris,

Quibus oceanus vincula rerum

Laxet, et ingens pateat tellus,

Tethysque novos detegat orbes,

Nec sit terris ultima Thule.

[333]. Nella Satira I esclama: — Chi può tenersi dallo scrivere satire all'aspetto d'una città iniqua? chi è tanto ferreo da frenarsi allorchè incontra la nuova lettiga dell'avvocato Matone riempiuta dalla pingue sua pancia? E che? tanti vizj non li flagellerò io co' miei versi? Chi può dormire fra questi padri che corrompono le nuore avare, fra sposi infami e adulteri giovinetti? Se natura me lo niega, la collera detta i versi alla meglio come li facciamo Cluvieno ed io».

Ecco l'impeto patriotico sfumare in un frizzo personale. Nerone matricida è un Oreste, ma peggior di quello perchè montò sul teatro. Narrando di un Egiziano di Copto divorato da quelli di Tèntira per diversità di numi, sta a dimostrarvi l'atrocità del misfatto, perchè le serpi non mangiano serpi, e l'orso vive sicuro coll'orso; e finisce col riflettere cosa n'avrebbe detto Pitagora, il quale neppur tutti i legumi permetteva.

[334].

Quidquid agunt homines, votum, timor, ira, voluptas,