[286]. Ivi, lib. XVI. tit. 10. l. 13. 14. 15. 16.
[287]. Giornandes, De rebus goticis, cap. 33.
[288]. Siccome De Guignes, Histoire des Huns, des Turcs et des Mongols, 1756-58. Lo contraddissero Ghébard nella Storia d'Ungheria, I, 187, poi Klaproth, Rémusat, e omai tutti gli Orientalisti. Bensì Rémusat e Saint-Martin riconobbero i Geti e gli Asi negli Yue-ti e Osi, rammentati negli annali dei Cinesi come biondi. In una relazione dei regni buddici troviamo verso il 500 gli Yue-ti in guerra coi popoli sulle rive dell'Indo, per disputare la tazza d'oro di Budda. Le ragioni etimologiche hanno scarso valore, allorchè sieno isolate. In fatti Bergmann (nel Nomadische Streifereien unter den Kalmuken. Riga 1804, vol. I. p. 129) trova la radice del nome di Muntsak padre di Attila nel mongolo mu cattivo e tzak tempo; Attila è da lui mutato in Etzel, che significa qual cosa di maestoso. Egualmente, o con meno stiracchiatura, si spiegano col parlare ungherese: Attila è atzel acciajo; Muntsag, ment tseg fertilità. Altri potrebbe dedurre il nome d'Attila dalla radice atta, atti, ætti, che in molte lingue asiatiche suona giudice, capo, re; donde Attalo re marcomanno, Attalo di Pergamo, Attalo mauro, Atea scita, Atalarico, Eticone, ecc. V'è chi riscontra i nomi di Bleda, Balamir, Munzuk nei nomi slavi di Blad o Vlad, Bolemir, Muzok.
[289]. A questa descrizione di Giornandes si conforma quella di Sidonio Apollinare, vescovo di Clermont nel 472, il quale canta nel carme II, vs. 245:
Gens animis membrisque minax: ita vultibus ipsis
Infantum suus horror inest. Consurgit in arctum
Massa rotunda caput; geminis sub fronte cavernis
Visus adest, oculis absentibus: acta cerebri
In cameram vix ad refugos lux pervenit orbes;
Non tamen et clausos, nam fornice non spatioso