[90]. In mezzo al tempio degli Dei Palìci in Sicilia vaneggiavano due crateri stretti e profondi, pieni d'acqua solforosi che zampillava. Quand'uno era accusato di furto o d'altro, dava il suo giuramento scritto sopra una tavoletta, e questa gettavasi nell'acqua: se galleggiava, l'accusato era assolto; se no, era gettato nel cratere. Altre volte l'accusatore leggeva il contenuto nella tavoletta, e l'accusato, cinto di ghirlande e in tunica discinta, e agitando un ramo colla mano, lo ripetea parola per parola, toccando l'orlo dei cratere: se dicea vero, andavasene salvo; se no, periva inghiottito, o perdea la vista. Diodoro Sic., xi. 89; Aristotele, Mir. ausc. 58.
[91]. Variar., III. 24.
[92]. Rot., 198. 203. 214. 231; Liutpr., vi. 64; Grimoaldo, 7.
[93]. Leg. Othonis, 1. 2. 5. 6. 7. 9. 11. 12.
[94]. Rot., 5. 11. 12. 14. 19. 141. 253. 284. 285; Liutpr., vi. 81-85.
[95]. Rot., 33. 130. 131. 200-203. ecc.
[96]. Il soldo dei Longobardi non si sa se fosse d'oro o d'argento, reale o ideale: reale era il tremissis, terza parte del soldo. (Cum die quodam Alachis super mensam numeraret, unus tremissis de eadem mensa cecidit: quem filius Aldonis, adhuc puerulus, de terra colligens, eidem Alachi reddidit. Paolo Diac., lib. V. c. 39). Forse erano quelle rozze monete, con san Michele da una parte, e dall'altra il busto del re, che si trovano ne' musei, ma tanto logore da non potersene valutare il peso. Delle migliori nessuna eccede la metà d'uno zecchino.
[97]. Rot., 129. 136.
[98]. Id., 338. 339. Anche la Lex aquilia de' Romani non mette divario tra ferire il servo o la bestia altrui.
[99]. Rot., 46. 47. 50. 51. 52. 67.