[265]. Nella lettera CCXXIX ad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.
[266]. Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (Epist. 42 Johannis VIII). Ella poi in testamento (ap. Campi, Stor. Eccl. Placent. lib. VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.
[267]. Annales Lambecii, palesemente ostili al vescovo.
[268]. Recueil des hist. tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».
[269]. Latium concessit avitum. Panegir. Bereng. In quel panegirico per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani.
[270]. Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;
His motus precibus, gressum contendit ad urbem
Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,
Sustulit heic postquam regale insigne coronam.
[271]. Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano francese dell'esercito di Guido questi versi (lib. II. v. 200):