[273]. Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla distruzione di Attila.

[274]. Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria della Pusterla a Pavia, ædificandi castella in opportunis locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciata maxima Suevorum Ungarorum incursione. Muratori, al 910. Ai canonici di Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta, pro persecutione Ungarorum. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.

[275]. Il buon prete Andrea, autore del Breve Chronicon (in Menken Script. Rer. germ., I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice: Pravum egerunt consilium quatenus ad duos mandarent regnum. Ma più esplicitamente uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20): Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant.

[276]. Chron. Vulturnense, Rer. It. Scrip., t. II. p. 415.

[277]. Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi molto rame.

[278]. Populosissimam atque opulentissimam; Frodoardo. Liutprando la chiama formosa, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.

[279]. Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi endecasillabi nostri:

Nos adoramus celsa Christi numina,

Illi canora demus nostra jubila;

Illius magna fisi sub custodia