[382]. Labbe, Concil., tom. IX in fine.
[383]. Chron. Novalic., col. 119, in Hist. Patriæ Monumenta, Script., tom. III.
[384]. La donazione di Ottone imperatore a papa Silvestro, che dicesi trovata in Assisi nel 1139, è impugnata come falsa da molti, e ultimamente da Wilmans, Ann. dell'Impero sotto Ottone III, Berlino 1840: ma è tenuta per autentica da Hock e da Pertz, Monum. legum, tom. II. p. 162.
[385]. Di Benedetto IX dice ogni male Bennone; pure si prova che, a insinuazione di Bartolomeo abate di Grottaferrata, egli rinunziò al pontificato, e si vestì monaco, morendo in penitenza. E in tutte quelle accuse c'è forse esagerazione per parte degli zelanti non meno che dei detrattori.
[386]. Cardinali vescovi erano quelli d'Ostia, Porto e Santa Rufina, Alba, Sabina, Tusculo e Preneste, vicarj del papa qual patriarca di San Giovanni Laterano. Cardinali cherici erano i parroci di quattro altre chiese patriarcali di Roma. Agli istituti di carità presedevano cardinali diaconi.
[387]. Labbe, Concil., tom. IX. p. 1155. — Romæ, Nicolao papa defuncto, Romani coronam et alia munera Henrico regi transmiserunt, eumque pro eligendo summo pontifice interpellaverunt. Qui ad se convocatis omnibus Italiæ episcopis, generalique conventu Busileæ habito, eidem imposita corona, patricius romanus appellatus est. Deinde, cum communi omnium consilio, parmensem episcopum summæ romanæ ecclesiæ elegit pontificem, Hermann Contract.
[388]. Ridol. Notarii, Hist. rer. Brix., pag. 17.
[389]. Documenti autentici provano che anche nel regno di Napoli il matrimonio di preti e frati era riconosciuto; e trovansi soscrizioni, Ego Petrus, filius domini Stephani monachi: Ego Sergius, filius domini Johannis monachi: Ego Johannes, filius domini Petri monachi..., alle pagine 10, 21, 40, 46 della Sylloge de' Monumenti del grande archivio di Napoli. Il concilio di Melfi nel 1059 pel primo limitò il matrimonio dei preti: dopo il concilio romano del 1072 fu proibito. Nelle consacrazioni dei vescovi prescriveansi norme intorno all'ordinare conjugati: e l'arcivescovo Alfano nel 1066, consacrando il primo vescovo di Sarno, gli indiceva ne bigamum, aut qui virginem sortitus non est uxorem, ad sacrum ordinem permittat accedere: et si quos hujusmodi forte reperit, non audeat promovere. Ughelli, Italia sacra, tom. VII. p. 571. Barbato arcivescovo di Sorrento, nel 1110 ordinando Gregorio vescovo di Castellamare, dicea: Eique dedimus in mandatis ne nunquam ordinationem præsumat facere illicitam, nec bigamum, aut qui virginem non est sortitus uxorem, neque illiteratum... ad sacrum ordinem permittat ascendere. Id., tom. VI. p. 609, ediz. Venezia 1721.
[390]. Arnolfo, testimonio non della miglior disciplina ma della consuetudine, dice che nel regno italico, vacando un vescovado, il re vi provvedeva il successore, invitato dal clero e dal popolo; ma a Milano, morto il metropolita, uno de' canonici del duomo gli succedeva. Vetus fuit italici regni conditio, perseverans usque in hodiernum diem, ut, defunctis ecclesiarum præsulibus, rex successores italicos, a clero et populo decibiliter invitatus. Prisca Mediolani consuetudo est, ut, decedente metropolitano, unus ex majoris ecclesiæ præcipuis cardinalibus, quos vocant ordinarios, succedere debeat. Hist. Med., III.
[391]. Petri Damiani, Opusc., V.