[431]. Dandolo, Chron., lib. IX.

[432]. Il Ghirardacci (lib. III) pretende sapere il nome de' principali crociati bolognesi: Orso Caccianemici, Mino e Faccio Gallucci, Schiappa Garisendi, Guido Griffoni, Pietro Asinelli, Gualtero Maccagnani, Prendiparte Prendiparti, Giandonato Malavolti, Perticone Castelli, Bacelliero Bacellieri, Torello Torelli, Uberto Ghisilieri, Bartolomeo Carbonesi, Artemisio Artemisi, Nicolò Rodaldi, Alberto Tencarari, Testa Gozzadini, Alberto Bianchetti, Albero Magarotti, Pietro Ligapassari, Giovanni Semplicioli, Dionisio Maranesi, Lodovico Nasini. Egli cita pure quelli della crociata del 1218.

[433]. Innocenzo III, epist. XVI: Cum constet quod, vocatos ad terreni regis exercitum, uxorum non impedit contradictio; liquet quod summi regis exercitum invitatos, et ad illum proficisci volentes, prædicta non debet occasio impedire, cum per hoc matrimoniale vinculum non solvatur.

[434]. Franco Sacchetti, Nov. 153. Il Chron. Sicul. ad 1322 dice che — nella Sicilia la forma del militare apparato era colle spalliere e il manto di zendado, la spada guarnita in argento, la sella col freno e gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual colore si fosse, eccetto che scarlatto, e senza soppanno di vajo».

[435]. Matteo Villani, ad ann.

[436]. Lettera inedita etc. Bologna 1841.

[437]. Lami, Mem. della Chiesa fiorentina, tom. I. p. 306.

[438]. Di quest'Ordine, negletto dagli storici degli altri, si ragiona nella prefazione alle Lettere di frà Guitton d'Arezzo, Roma 1745. Benvenuto da Imola sopra Dante, Inf., XXIII, dice: A principio multi, videntes formam habitus nobilis et qualitatem vitæ, quia scilicet sine labore vitabant onera et gravamina publica, et splendide epulabantur in otio, cæperunt dicere: — Quales fratres sunt isti? Certe sunt fratres gaudentes. — Ex hoc obtentum est ut sic vocentur vulgo usque in hodiernum diem, quum tamen proprio vocabulo vocentur Milites Domineæ. Ne scrisse due grossi volumi il Federici e una memoria Petronio Canal, facendoli derivare dalla Linguadoca, e mostrandoli molto fiorenti nel Veneto. Guitton d'Arezzo che era dei loro, scrive a Ranuccio in suo rozzo vulgare, die alcun crede anche in versi: — Messer Ranuccio amico, saver dovete che cavallaria nobilissimo è ordin seculare, di qual propio è nemico il dire onte e far villania, e quanto unque si può vizio stimare; ma valenza e scienza e onestate, nettezza e veritate continuo ne' suoi trovar si dea. Voi, messer, converria non a villan, ma a buon voi conformare; e se buon nullo appare, non meno, ma più molto a ben sia pogna (stimolo), che dannaggio e vergogna è più seguire reo, com' più rei sono; e buon via maggior buono quanto maggio di buon grande è difetto, quanto maggior è rio, maggio si mostra; e quanto più, più nostra essere dea cura impartir d'esso unde dei mali è cesso, dei buoni a buono e conforto e refetto».

[439].

Vede Tancredi che il Pagan difeso