[181]. Lib. X. rub. 18. 28.

[182]. Feudum, precaria aut libellum; nullus audeat nec debeat jurare fidelitatem alicui, nec fieri vassallus alicujus aliqua occasione vel ingenio quod excogitari possit.

[183]. Nel 1178 i rappresentanti della Lega Lombarda cassarono una sentenza che i consoli comaschi aveano portata a favore del comune di Bellagio contro gli abitanti di Civenna e Limonta, a proposito di certe strade e pasture usurpate dai Bellagini. Ap. Puricelli, Monum. eccl. Ambr. Nº 573 e seg.

[184]. Antiq. M. Æ., diss. LXX. A gran torto Meyer, nelle Origini e progressi delle istituzioni giudiziarie, tralascia le italiane come poco importanti, mentre, massimamente avuto riguardo all’età, potevano sole offrire la spiegazione di varj istituti, ora comuni in Europa. Vi supplì in parte Sclopis, Dell’autorità giudiziaria.

[185]. G. Villani, xi, 93; Dino Compagni, Cronaca, lib. II; Delizie degli eruditi toscani, IX, 256. — In Pisa erano dieci tribunali, curia foretaneorum, curia appellationum, curia arbitrorum, curia nova pupillorum, curia confitentium, curia assessoris, curia judicum et advocatorum, curia grassæ, curia notariorum, curia mercatorum. Dal Borgo, Diss. sopra i codici pisani delle Pandette.

[186]. Antiq. M. Æ., diss. XII. Vedi pag. 309. Nel 1150 abbiamo la curia cremonese; Rer. it. Scrip., VII. 643. Nel 1163, 27 agosto, Ottone, giudice cioè avvocato di Milano, s’impegna con Corvetto e con altri a patrocinarli a Genova in tutte le cause che possano avere; e una volta all’anno se occorra andrà fin a Levanto e a Passano, e vi resterà dieci o dodici dì, però a loro spesa. Monum. Hist. patriæ, Chart., II. 874.

[187]. Giulini, part. VII. l. 50.

[188]. Rer. It. Scrip., XV. 250 e 233.

[189]. Delizie degli eruditi toscani, XV.

[190]. Di tali suddivisioni di possessi recammo esempj. Nei Monum. Hist. patriæ, Chart. II. 1318, abbiamo Bonifazio de Briada, il quale da Giacomo vescovo d’Asti teneva in feudo la sesta parte della metà del castello vecchio di Sanfrè, che cambiò con altrettanta del nuovo nel 1224.