[305]. Martène e Durand, Collect. ampl., III. 304.

[306]. Furono espresse con questo barbaro distico:

Gram. loquitur: dia. vera docet: rhet. verba colorat:

Mus. canit: ar. numerat: geo. ponderat: ast. colit astra.

Meno rozzamente le compendiò l’Ostiense, Summ. lit. de magistris:

Grammatica.Quidquid agunt artes, ego semper prædico partes.
Dialectica.Me sine, doctores frustra coluere sorores.
Rhetorica.Est mihi dicendi ratio cum flore loquendi.
Musica.Invenere locum per me modulamina vocum.
Geometria.Rerum mensuras, et rerum signo figuras.
Arithmetica.Explico per numerum quid sit proportio rerum.
Astronomia.Astra viasque poli vindico mihi soli.

[307]. Ab annis puerilibus eruditus est in scholis liberalium artium et legum secularium, ad suæ morem patriæ. Milone Crispino, Vita Lanfr., cap. V.

[308]. Præfatio ad Monologium.

[309]. Veritas intellectus est adæquatio intellectus et rei, secundum quod intellectus dicit esse quod est, vel non esse quod non est. Adv. gent., I. 49. I.

[310]. «Errano molti credendosi nobili perchè di nobile casato; il qual errore in molti modi può ribattersi. E primieramente, se si consideri la causa creatrice, Iddio col farsi autore di nostra schiatta, la nobilita tutta; se la causa seconda è creata, i primi padri da cui discendiamo sono gli stessi per tutti, tutti ne ricevettero egual nobiltà e natura. La medesima spica dà il fior di farina e la crusca; questa gettasi ai porci, quella sale alla mensa dei re; così dal medesimo tronco potran nascere due uomini, uno vile, nobile l’altro. Se ciò che viene da un nobile ne ereditasse la nobiltà, gl’insetti del suo capo e le naturali superfluità in lui generate diverrebbero nobili del pari. Bello è il non deviare dagli esempj de’ nobili avi, ma più bello l’avere illustrato un umile nascimento con grandi azioni. Ripeto dunque con san Girolamo, che in questa nobiltà pretesa ereditaria nulla merita invidia, se non l’essere i nobili obbligati alla virtù per vergogna di dirazzare. Nobiltà vera è quella sola dell’anima».