[311]. Infidelium quidam sunt qui nunquam susceperunt fidem, sicut Gentiles et Judæi; et tales nullo modo sunt ad fidem compellendi ut ipsi credant, quia credere voluntatis est; sunt tamen compellendi a fidelibus, si adsit facultas, ut fidem non impediant vel blasphemiis, vel malis persuasionibus, vel etiam apertis persecutionibus. Et propter hoc fideles Christi frequenter contra infideles bellum movent etc. Summa, 2a 2æ, quæst. X, art. 8.
[312]. Ogni dono perfetto, secondo lui, viene dal padre dei lumi, e per quattro vie: l’esteriore che rischiara le arti meccaniche, l’inferiore che produce le nozioni sensitive, l’interna o cognizione filosofica, e quella della santa scrittura. La prima si propone di soddisfare i bisogni corporei, divisa nelle sette arti del tessere, fabbricare armi, caccia, agricoltura, navigazione, drammatica, medicina. La seconda illumina le forme esteriori; e lo spirito, luminoso per sua natura, risiede nei nervi, la cui essenza si moltiplica ne’ cinque sensi. La cognizione filosofica cerca le cause segrete per via dei principj di verità, insiti nella natura dell’uomo, le quali si riferiscono o alle parole o alle cose o ai costumi, onde la filosofia è o razionale o naturale o morale: la razionale è grammatica, o logica, o retorica; la naturale comprende fisica, matematica e metafisica; la morale è personale, economica o politica, secondo che concerne l’uomo, la famiglia o lo Stato. Le cose eccedenti la ragione sono manifestate all’uomo dalla luce superna della Grazia e della rivelazione; e come le cognizioni tutte derivano dalla luce stessa, così sono ordinate alla scienza delle verità sante, e da esse perfezionate.
[313]. Fu un vezzo della scuola l’attribuire un aggettivo caratteristico ai varj dottori. Così san Tommaso fu detto l’angelo della scuola; san Bonaventura il serafico; Duncano Scoto il sottile; Ockam il singolare; Enrico di Gand il solenne; Egidio di Roma il fondatissimo; Alano dell’Isola l’universale; Ruggero Bacone l’ammirabile; Guglielmo Durand il risolutissimo; Middleton il solido, o l’autentico; Pier Lombardo il maestro delle sentenze, ecc.
[314]. Questa scuola può dirsi scoperta da Merkel nella Geschichte des Langobardenrechts. Berlino 1850.
[315]. Del 752 si ha una causa del vescovo d’Arezzo contro quello di Siena; dove spesso è citato il Digesto: Si hoc vendicare neglexerint, infamia laborare, ut in Codicis libro IX, tit. de sepulcro violato, Si quis sepulcrum lesurus etc.... Item in VIII libro Codicis legitur Si quis in tanta furoris etc.... Quod autem hæc quæstio procedere debeat, IX Codicis liber testatur, titulo ad legem Juliam de vi publica et privata, Si quis ad se etc.
Il Muratori, Antiq. M. Æ., XLIV, pubblica una carta del 767 affatto guasta, in cui al monastero di Santa Maria in Cosmedin a Ravenna si donano molti beni, promettendo l’evizione, rinunziando per sè e suoi legum beneficia, juris et facti ignorantia, foris locisque, prescriptione alia, senatoconsulto (probabilmente il SC. Vellejano, l. XVI, § 1) quod de mulieribus prestitit.
[316]. Alcuno assegna a lui anche le Autentiche, cioè gli estratti delle Novelle, deroganti le costituzioni imperiali, che trovansi ne’ manoscritti del Codice, e che furono citate e seguite come leggi; e pare in effetto che le più siano da attribuire a lui, e fossero poi cresciute da’ suoi successori, fino ad Accursio che ne chiuse la serie.
[317]. Si narra che alcuni muratori stando a lavorare, gridavano ai passeggieri di guardarsi. Uno non badò all’avviso, e rimase colpito da una pietra; di che portò querela. Pillio consigliò i querelati di non rispondere; talchè i giudici li rimandavano per muti, quando l’accusatore uscì ad esclamare: — Come muti, se mi hanno gridato di guardarmi?» Tanto bastò a mandarli assolti. Storiella da scolari, come se ne suole inventare tante anche al nostro tempo.
[318]. Secondo Cujacio (De feud., lib. I), la consuetudine variava fra le città: a Milano, Cremona, Pavia il vassallo poteva alienare il feudo senza consenso del signore, mentre era indispensabile a Mantova e Verona; in Piacenza chi investiva altri d’un feudo trasmissibile al successore, non poteva toglierlo finchè viveva; a Milano e Cremona sì. Le consuetudini della Puglia e Sicilia in tal materia si conservavano in libri chiamati Defetarj, che perirono sotto Guglielmo I, ma a memoria li supplì Matteo Notaro. Giannone, XIII. 3.
[319]. Dopo i varj tentativi, anche per ordine ed opera dei pontefici, il torinese Sebastiano Berardi stampò a Venezia nel 1777 Gratiani canones genuini ab apocryphis discreti; corrupti ad emendatiorum codicum fidem exacti; difficiliores commoda interpretatione illustrati.