[331]. Fioretti, cap. XXIII.
[332]. Sarti, tom. II. p. 153. — Nelle Assise di Gerusalemme, adottate nei possessi degl’Italiani in Levante, e che del resto rappresentano le consuetudini de’ paesi europei, è stabilito che se uno schiavo s’ammali, e un medico pattuisca col padrone di esso di guarirlo, e gli dia cose calde e mollificanti mentre dovea darne di fredde e restringenti, sicchè muoja, il medico sia obbligato dare un servo simile, o il prezzo che costò fin al giorno della morte: così se gli cavi sangue non a proposito o troppo; o se, essendo idropico, gli tagli il ventre (praticavasi dunque la paracentesi), poi non sappia trargli l’umore, e s’indebolisca e muoja; o se, soffrendo di febbre quotidiana, lo purghi, e gli dia troppa scamonea, e svuoti il ventre sin a morire. Se uno schiavo abbia la lebbra o rogna o altra malattia, e il medico s’accordi di guarirlo a patto che metà del valor di esso sia del medico, metà del padrone, e faccia quanto sa ma nol guarisca, non è obbligato a pagarlo, avendo perduto le proprie fatiche. Se così avvenga a un libero o a una libera, il medico sarà impiccato, dopo mandatolo per la terra frustandolo con un urinal in man per spaurir li altri de simel caso, e i suoi beni confiscati dal signore del luogo. Nessun medico venuto di fuori possa esercitare l’arte sua se non riconosciuto abile dagli altri medici e dal vescovo; altrimenti sia frustato per la terra.
[333]. Saba Malaspina, Hist., cap. II.
Federico II, fra gli altri spauracchi alla Corte romana, credette opporvi pure l’astrologia, e fe circolare tali versi:
Fata monent, stellæque docent, aviumque volatus
Quod Federicus ego malleus orbis ero.
Roma diu titubans, variis erroribus acta,
Concidet et mundi desinet esse caput.
Colla calma della ragione gli fu risposto:
Fata silent, stellæeque tacent, nil predicat ales;