[426]. Maffei, Notizie generali sopra Verona.
È nota la storiella dell’asino che condusse Maria in Egitto, e infine capitò a Verona, o chi dice a Genova.
Lo statuto di Verona del 1228 porta che il podestà giura: Eum peregrinorum post crucem, qui ivit vel ibit ultra mare, defendam in suis possessionibus rerum mobilium et immobilium vel sese moventium, quas detinuit vel detinebit sine litis inquietudine usque ad crucem susceptam; si tamen reliquerit procuratorem, qui possit agere et conveniri de quasi re mobili... De rebus vero immobilibus eis absentibus jus non dicatur.
[427]. Nella Storia d’Incisa e del celebre suo marchesato (Asti 1810) è riferita una carta del 1204 fatta colà, ove dicesi che Bonifazio marchese di Monferrato regalò al Comune un pezzo della santa croce e l’ottava parte d’uno stajo d’un grano color d’oro e parte bianco, non prima usato e portato dalla Natolia, e detto melica. Il documento dev’essere spurio, nè del grano turco appare memoria prima della scoperta dell’America. Però nell’archivio vescovile di Bergamo trovo un atto rogato da Montenario de’ Papi die IV exeunte octobri del 1249, ove Alberto di Terza vescovo investe a titolo di perpetua enfiteusi i sindaci del comune di Sorisole di tutta la decima appartenente al vescovado ne’ territorj di Sorisole e Poscante, un sestario di vino, una corbam de loa panici quæ extimatur duo sextaria, etc. Anche oggi chiamasi loa lo spigone del turco, il quale pure è detto panico in molti luoghi. Questo documento, da niuno osservato, ch’io sappia, merita dunque qualche attenzione.
[428]. Delle navi spedite da Venezia in ajuto di san Luigi una era lunga centotto piedi, larga settanta; una centodieci per settanta; nessuna meno di ottanta. Marin Sanuto.
[429]. L’Iter siriacum del Petrarca è una descrizione del viaggio a Gerusalemme, diretta a Giovanni da Milano, che probabilmente era un Mandelli.
Lionardo di Nicolò Frescobaldi fiorentino (il cui viaggio fu edito dal Manzi il 1817) nel 1384 passava in Palestina, per tutto venerando e cercando reliquie, e noverando quelle che vide a Venezia, in Egitto, poi in Palestina; finchè «in capo d’undici mesi e mezzo rientrammo in casa nostra, dando consolazione alle nostre famiglie. Trovammo a Vinegia molti pellegrini franceschi e alquanti viniziani, fra’ quali fu messer Remigi Soranzi di Vinegia, il quale convitò una sera a cena tutti quelli che doveano andare al Sepolcro, e fecesi grande onore, e la sua casa parea una casa d’oro, ed avvi più camere che poco vi si vede altro che oro e azzurro fino; e costògli da duemila ducati, e bene tremila ve ne spese poi lui». Andò con lui Simone Sigoli, del quale pure fu nel 1822 trovato il viaggio, di schiettissima dettatura, e col lungo catalogo di tutti i perdoni che si aveano in Terrasanta. Del 1431 vi tornò la terza volta fra Mariano da Siena, del quale parimenti teniamo la descrizione: — In sulla terza, col nome dello sviscerato ed innamorato Gesù entrammo nella santa città, e nella prima entrata, chi vi va in atto di peregrinazione confesso e pentito, si ha plenaria indulgenza e remissione di tutti i peccati; e chi vuole piaceri e consolazioni spirituali, faccia questo cammino. Io per me lo dico, che mai non seppi che consolazione spirituale si fosse se non qui, e passa tutti i cammini, sia qual si vuole». Egli assicura che «il mezzo del mondo ad literam viene in mezzo fra ’l luogo dove Cristo fu crocifisso e dove resuscitò... Rimpetto alla natività, scendendo tre scaglioni, si è quello santo presepio, nel quale la dolcissima Madre riposò il suo dolcissimo Figliuolo Gesù piccolino; e qui il bue e l’asino l’adorarono, e feciongli buona compagnia. Questo è il più devoto luogo che io mai vedessi; ogni cosa è un sasso; la mangiatoja è tutta foderata di bellissimi marmi; allato si ha un altare. Dissivi messa... ed ebbine la maggior consolazione del mondo. Tuttavia mi parea avere quell’amoroso Bambino dinanzi gli occhi nella mangiatoja; e così tutti gli altri peregrini si comunicano. Tutta la notte non possono stare i peregrini in chiesa nè nessun cristiano, perchè vi stanno que’ Saracini che ci accompagnano, ed hanno grandissima devozione al luogo della natività di Cristo».
Francesco Baldelli nel 1551 tradusse in italiano la Prima Crociata di Roberto Monaco; ed è commovente l’entusiasmo de’ pellegrini al primo vedere la città santa: — O quante lagrime, pietosissimo Dio e giustissimo Signore, sparsero gli occhi dell’esercito tuo fedelissimo, allorachè per loro si videro le mura della terrena Gerusalemme! Quindi tosto chinandosi verso la terra, con la bocca e col capo salutarono divotamente il santissimo sepolcro del corpo suo sacratissimo, ed appresso adoraron te, che morto in esso giacesti, come quello che siedi alla destra del Padre, come quel giudice che venir dèi a giudicar le cose tutte. Ora sì che si può veramente dire che per te fosse addolcito il cuore di ciascuno, e che dove prima era di pietra, da te levato, fu dato loro di carne; e nel mezzo di loro mandasti lo Spirito Santo».
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. In particolare il testo in greco è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione; si è proceduto in modo analogo per l'equazione nella nota 334 pag. 403.