[27]. Il più antico statuto che si conosca fatto da una corporazione in Lombardia sarebbe dell’835, con cui alla corte imperiale di Castelvetere, donata a Santa Maria di Cremona, i canonici di questa dettano statuti; che nessun uomo di quella venda o tenga albergo o taverna senza licenza loro, pena trenta soldi: non tener giuoco o bisca o meretrice; non rubare; non accoglier pubblico bandito o ladro; e si stabilisce la pena per chi ferisca in rissa, tiri pei capelli, faccia adulterio, guasti una fanciulla. I quali statuti furon letti in presenza di molti uomini di Castelvetere, e ricevuti e giurati da essi. — È pubblicato dall’Odorici nell’Archivio storico, nuova serie, tom. II., pag. 39, ma potrebbe esser falso come altri di quella provenienza.
Un de’ primi atti di Comune sarebbe quello che cita esso Odorici al 969, in cui re Ottone al Comune ed università di Maderno, nel Bresciano presso al Benáco, che aveangli mandato deputati per chieder la conferma della loro immunità, rimette tutti gli ossequj, usi, dazj che ai predecessori suoi soleano retribuire, assolvendo i Madernesi da ogni nodo di servitù, dando facoltà di pesca e caccia per tutto il lago e di farvi quel che credono, e considerandoli liberi con tutte le loro adjacenze, vigne, oliveti, campi colti e incolti, mobili ed immobili, telonei, ripatici, ostiatici; volendo che tutte queste cose vengano in diritto e proprietà d’esso Comune e università di Maderno in perpetuo. Peccato che l’Odorici non garantisca abbastanza i documenti che produce: affinchè, s’egli non è uomo da ingannare, assicurasse pure che non venne ingannato.
[28]. Sotto l’896, Landolfo seniore indica che ad ognuna delle sei porte di Milano i Romani avessero formato di quelle opere di difesa, che essi chiamavano procestre o clavicule, e noi rivellini; e li dice altissimi e di pianta triangolare. Senza credere appartengano ai Romani, se ne induce, primo, l’antichità di tali fortificazioni, che alcuni vorrebbero inventate solo nel XV secolo; secondo, che la città non doveva essere stata rasa affatto da Uraja, come ci vogliono dare a credere, se trecent’anni dipoi v’aveva mura sì antiche da non ricordarsene la costruzione.
[29]. Dandoli, Chron., lib. VIII. c. 16.
[30]. Antiq. M. Æ., diss. II.
[31]. Monum. Hist. patriæ, Chart. II.
[32]. Monum. Hist, patriæ, 998.
[33]. Arch. diplom. sienese, Pergamene, n. 14 e 21.
[34]. Constitutiones quas habent de mari sic iis observabimus, sicut illorum est consuetudo. Nec marchionem aliquem in Tuscia mittemus sine laudatione hominum duodecim, electorum in colloquio facto sonantibus campants. Antiq. M. Æ., diss. XLV.
Incipit prologus constitutionum Pisanæ civitatis. Nobis Pisanorum consulibus, constituta facientibus æquitashortando suasit, omnibus ea scire atque intelligere volentibus, originem ipsorum et causam atque nomen exponere, ne, ut ita dixerimus, quasi illotis manibus, nulla præfatione facta, ex improvisu ad ipsa perveniant.