[94]. La legge longobarda infligge novecento soldi al violatore di sepolcri come ad un omicida (Rot., leg. 19), e Teodorico la morte (Edict. 110); varie pene troviamo negli statuti, e le cronache e i novellieri mostrano ogni tratto simili violazioni.
[95]. Sacchetti, Nov. 155.
[96]. Manuscritto ap. Muratori, Ant. ital., XLVI.
[97]. Liutpr., III. 4.
[98]. Tota regio illa (di Pavia) mundatur a venenosis animalibus, et maxime serpentibus per ciconias, quæ illic toto tempore veris et æstatis morantur. Aul. Ticin., cap. XI.
[99]. Bonconte Monaldeschi, Annali. Rer. It. Scrip., XII.
[100]. Il 2 luglio, da ciascuna delle diciassette contrade a cui son ridotte le sessanta della decaduta Siena, eleggevasi un condottiere, e divisati variamente, concorreano sulla stupenda piazza del Campo, fatta a guisa d’una conchiglia, della circonferenza di trecentottanta metri, circondata da fabbriche eleganti e col bel casino dei nobili, avente statue e rilievi, e dipinti di Jacopo della Quercia e de’ fratelli Rustici. Nel secolo XIV si faceano corse di tori, poi nel 1590 si sostituirono corse di bufali, nel 1650 di cavalli, e così si mantiene finora, trasferitolo al 16 agosto, con una marcia trionfale, dove i capitani vestono come nel medioevo i colori del quartiere, onorando un carro della Madonna; poi lanciansi a corso i cavalli, e non potrebbe descriversi la smania che quel popolo mostra per la sorte della gara; invocano Dio e la Madonna e il santo speciale di ciascuna contrada, urlano, piangono, finchè sia assicurato il vincitore: allora letteralmente portano lui e il cavallo in trionfo, e fin alla chiesa della contrada, ove si depone in voto la bandiera.
[101]. Carnisprivium è spesso chiamato nelle carte vecchie; come dai Greci αποκρεος senza carne. Altre volte dicesi carnis levamen, carnem laxare, onde carnasciale.
[102]. Aul. Ticin., cap. XIII.
[103]. Storie, lib. xiii. Lasca, Pref. alle Novelle: «Semo ora in carnevale; nel qual tempo è lecito a’ religiosi di rallegrarsi, e i frati tra loro fanno al pallone, recitano commedie, e travestiti suonano, ballano e cantano; e alle monache ancora non si disdice, nel rappresentare le feste, questi giorni vestirsi da uomini colle berrette di velluto in testa, colle calze chiuse in gamba e colla spada al fianco».