Negli Annales archéologiques del 1845, sostenendosi l’origine francese dell’architettura ogivale, è asserito che dal nord della Francia vennero chiamati gli architetti a tracciare il piano d’essa metropolitana, e si nomina specialmente Filippo Bonaventura di Parigi. Gli archivj patrj ajutano scarsamente a conoscere i primi architetti: ma nella prima adunanza di cui abbiamo gli atti, nel 1388 si trovano gl’ingegneri Simone da Orsenigo direttore dei lavori, Marco, Giacomo, Zeno, Bonino da Campione, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio Ponzone; tutti però mostrano decidere sopra un disegno d’un altro. Chi era quest’altro? la tradizione nomina un Gamodia; ma Enrico di Gmunden non venne che nel 1392, quando il lavoro già era inoltrato; disapprovò tutto, espose al pubblico un modello d’un capitello dei piloni; ma che altro facesse, non consta.
Essi Annali (p. 140) dicono: Tous les architectes de ce célèbre édifice sont connus, depuis le premier jusqu’au dernier. Dès la seconde année des travaux, Philippe Bonaventure de Paris devenait maître de l’œuvre, et conservait la maîtrise pendant huit ans, jusqu’à ce que des événements politiques (l’expédition du comte d’Armagnac) le fissent exiler de l’Italie, ainsi que les autres Français qui travaillaient sous sa direction. Asserzioni gratuite. Nel 1390 diffatti è un protocollo quod cassetur magister Nicolaus de Bonaventis (forse è abbreviato) inzign. a salario quod sibi datur pro fabr. et tollatur ab opere ipsius fab. penitus; e torna ingegnere in capo Simone da Orsenigo. Molti Tedeschi vi lavorarono certo, quali Giovanni de Fernach, Giovanni da Furimburg, Pietro di Franz, Hans Marchestein, Ulrico Fusingen o Eisingen di Ulma.
Quando rivaleva il gusto classico, Cesare Cesariano pretese riscontrare i precetti di Vitruvio in quella maxima sacra ede baricefala; nella quale, a dir suo, ricorrono i numeri simbolici 7, 10, 12; cinquanta piedi da un pilone all’altro dell’arcata; cinquanta si elevano le colonne, metà le navi piccole, il triplo la facciata; e tutto l’edifizio è tre volte la larghezza totale; sette finestre ha il coro, e due volte sette colonne fiancheggiano le navate.
[122]. V’è scritto:
Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,
Romani cives in marmoris arte periti,
Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.
Lando fu abate nel 1235.
[123]. Sono qualificate di turrita Pavia, Volterra, Cremona, Siena, principalmente Bologna. Vedi Gozzadini, Delle torri gentilizie di Bologna.
[124]. In Santa Restituta, attigua al duomo di Napoli, mostrano la Madonna del Principio a musaico, come fatto ai tempi di Costantino. Ma l’iscrizione smentisce la tradizione, dicendo: