Cæsar amor legum, Federice piissime regum,
Causarum telas, nostras resolve querelas:
e Federico additando Pietro, rispondeva:
Pro vestra lite censorem juris adite.
Hic est, jura dabit, vel per me danda rogabit:
e a Pietro usciva di bocca:
Vinea cognomen, Petrus judex est tibi nomen.
Le pitture di Subiaco si sa dalle cronache che furono fatte sotto i papi Innocenzo III, Onorio III, Gregorio IX, cioè dal 1198 al 1241. Ora vi si legge magister Consulus pinxit hoc opus. Sarebbe dunque un pittore antichissimo, romano probabilmente di nazione come di nome; e se tutte son di sua mano, mostrerebbero che già staccavasi dalla secchezza de’ Bisantini.
[134]. La repubblica di Perugia nel 1297 ordinò di cancellare tali ritratti. Altre volte si effigiavano i condannati: nel bando di Federico II contro Verona il 1239 è detto che i ribelli erano ritratti nella sala. Altre pitture si ordinarono nella sala della Ragione di Padova.
[135]. L’Escalopier fece nel 1843 a Parigi una nuova edizione di quest’opera, attentamente collazionata e con versione francese e note: esso la crede d’autore tedesco. Guichard vi unì una dissertazione sull’autore, ch’e’ collocherebbe tra il fine del XII e il principiare del XIII secolo. Vedasi i capi De coloribus et de arte colorandi vetra, e De rubricandis ostiis et de oleo lini. Poi in quello De coloribus oleo et gummi terendis scrive: Omnia genera colorum eodem genere olei teri et poni possunt in opere ligneo, in his tantum rebus quæ sole siccari possunt, quia, quotiescumque unum colorem imposueris, alterum ei superponere non potes, nisi prior exsiccetur, quod in imaginibus diuturnum et tædiosum nimis est. Si autem volueris opus tuum festinare, sume gummi quod exit de arbore ceraso vel pruno, et concidens illud minutatim, pone in vas fictile, et aquam abundanter infunde, et pone ad solem, sive super carbones in hieme, donec gummi liquefiat, et ligno rotundo diligenter commisce; deinde cola per pannum, et inde tere colores et impone. Omnes colores et misturæ eorum hoc gummi teri et poni possunt, præter minium et cerussam et carmin, qui cum claro ovi terendi et ponendi sunt.