[137]. Biscioni, Lettere di santi e beati fiorentini.

[138]. Il signor Raynouard (Choix des poésies originales des Troubadours) la sostiene: ma i medesimi accidenti incontransi nel valacco, ben distinto dal romanzo. Il Perticari si valse degli argomenti stessi per umiliare Firenze col derivare il parlar nostro dal provenzale.

[139]. Pier d’Alvernia, presso Millot, Storia de’ Trovadori. Una raccolta di poeti provenzali nella biblioteca di Modena, fatta fin dal 1254, porta quest’annotazione: «Maestro Ferrari fu da Ferrara e giullare; e s’intendeva meglio di trovare ossia poetar provenzale, che altro uomo che fosse mai in Lombardia; e meglio intendeva la lingua provenzale, e sapea molto bene di lettere, e nello scrivere non aveva persona che il pareggiasse. Fece di molti buoni libri e belli. Cortese uomo fu di sua persona; andò e volentieri servì a baronie cavalieri, ed a’ suoi tempi stette nella casa d’Este; e quando accadeva che i marchesi facessero festa e corte, vi concorrevano i giullari che s’intendevano di lingua provenzale, e convenivano a lui, e il chiamavano maestro. E se alcuno ci venìa che s’intendesse meglio degli altri, e che facessero quistioni del trovar suo e d’altri, maestro Ferrari gli rispondeva all’improvviso, in maniera ch’egli era il primo campione della corte del marchese d’Este. Da giovane attese ad una donna che avea nome madonna Turca, e per lei fece di molte buone cose. Venuto vecchio, poco andava attorno, pure si conduceva a Trevigi, a messer Gerardo da Camino ed a’ suoi figliuoli, che gli facean grand’onore e accoglienze e regali».

[140]. Vedi il nostro Ezelino da Romano, storia d’un Ghibellino esumata da un Guelfo.

[141]. Ecco qualche strofa della Barca:

De quatre element ha Dio lo mont formà,

Fuoc, ayre, ayga e terra son nomà.

Stelas e planetas fey de fuoc,

L’aura e lo vent han en l’ayre lor luoc.

L’ayga produy li oysel e li peyson,