Della vostra memoria non si stende,
Tutta è dipinta nel cospetto eterno.
Necessità però quindi non prende
Se non come dal viso in che si specchia,
Nave che per corrente giù discende.
[179]. Nella dedica a Can della Scala vuole che il titolo dell’opera sua sia Incipit Comœdia Dantis Alighierii, florentini natione non moribus. E soggiunge: — Io chiamo l’opera mia Commedia, perchè scritta in umile modo, e per aver usato il parlar vulgare, in cui comunicano i loro sensi anche le donnicciuole». Ov’è a sapere che, nel Vulgare eloquio, distingue tre stili, tragedia, commedia, elegia.
[180]. Il Boccaccio in un sonetto dice:
Dante Alighieri son, Minerva oscura
D’intelligenza e d’arte.
[181]. L’anonimo commentatore ha: — Io scrittore udii dire a Dante che mai rima nol trasse a dire quello che aveva in suo proposito, ma ch’elli molte e spesse volte faceva li vocaboli dire nelle sue rime altro che quello che erano appo gli altri dicitori usati di esprimere». Questa è padronanza di genio, non merito, giacchè per essa dice Vermo, Giuseppo, gli idolatre, allore, tarde, eresiarche, figliuole per figliuolo, egli stessi, mee, trei, si partine, plaja, strupo, maggi, lodo, preghiero, di butto, robbi e fusi e cola e agosta per stupro, maggiori, lode, preghiera, di botto, rossori, fussi, cole, augusta; dice che l’uomo si fa sego per seco e seguette per seguì; ha liberamente finito un verso con Oh buon principio, e ai due corrispondenti pone scipio e concipio, storpiando questi anzichè modificar quello; e per comodo o di rima o di verso mette nacqui suo Julo, e lome, e fazza, e Cristo abate del collegio, e conti i santi, e cive di Roma ecc. Sarà sempre pedanteria suprema il volere che ne’ sommi si ammiri ogni cosa.