[227]. Villani; e Dante, Purg., XX:

Veggio il nuovo Pilato sì crudele

Che ciò nol sazia, ma senza decreto

Porta nel tempio le cupide vele.

Sui Templari e il loro processo in Toscana ragionò ripetutamente alla Accademia Lucchese monsignor Telesforo Bini, com’è a vedersi negli atti di quella del 1838 e del 1845. Appare di là come fossero numerose le loro case in Toscana. Vero è che il papa nel 1307 scriveva agli arcivescovi di Pisa, Ravenna ed altri che assumessero informazione sui Templari, ma non che s’adunasse per ciò un concilio a Pisa, come asserì il Tronci, dal 20 settembre al 23 ottobre 1308; e il processo fu fatto in Firenze e in Lucca da frà Giovanni arcivescovo di Pisa, Antonio vescovo di Firenze, Pietro de’ Giudici di Roma canonico di Verona pei Templari di Lombardia e Toscana: que’ commissarj nel 1312 ne diedero al papa un ragguaglio, che conservasi nella Vaticana, legalizzato da nodaro e testimonj. Il papa aveva trasmesso cenventiquattro e più articoli sui quali esaminarli: e gl’inquisiti erano cinque a Firenze, uno a Lucca. Appare che furono esaminati senza le torture usate in Francia, non perchè i tribunali ecclesiastici non le usassero, chè anzi in quel processo parlasi delle deposizioni di sette altri fratelli di minor conto, che non pareano attendibili, licet, debito modo servato, eosdem exposuerimus coactionibus et tormentis. Inoltre essi non doveano temere che, confessando, andrebbero al rogo, siccome in Francia, atteso che qui li giudicava un tribunale ecclesiastico, le cui pene erano il pentimento e la ritrattazione. In fatto a Ravenna furono assolti, come non rei delle colpe imputate (Rubeis, Storia di Ravenna, lib. VI). È dunque più attendibile la loro deposizione, che giurano aver fatta non odio vel amore, parte, pretio vel timore, sed pro veritate tantum.

Le accuse numerosissime possono ridursi a sei capi: 1º che rinegassero la fede, bestemiassero Cristo, Maria, i Santi, conculcassero e deturpassero la croce; 2º che consacrando non proferissero le parole sacramentali, e il maestro, sebben laico, assolvesse i peccati; 3º adorassero la testa di Bafomet, e si cingessero con cingoli, benedetti dal suo contatto; 4º usassero fra loro baci indecenti; 5º peccassero contro natura; 6º tutto facessero clandestinamente, giurando di estender l’Ordine con qualsifosse modo.

Le accuse, alcune sono ammesse generalmente; altre solo da alcuni, o per casi o persone speciali, o sol come d’udita, o come d’uso di là dal mare; sopratutto convengono quanto alla gelosissima secretezza dei capitoli e alla bestemmia miscredente.

Dopo ciò parrebbe che, se gli scellerati processi fatti loro in Francia spinsero a crederli innocenti e vittime dell’avidità di Filippo il Bello, la calma con cui procedette la Chiesa, i processi fatti regolarmente in Italia come in altri paesi, nel volger di molti anni, senza violenze, lascino supporre che molti de’ Templari fossero rei, e che col re di Francia mal si metta a fascio Clemente V, il quale, col sopprimer l’Ordine non de jure sed per viam provisionis, salvò individui innocenti, e ne sottrasse i beni dalla principesca avidità, applicandoli alla difesa di Terrasanta.

Parmi che i documenti uniti a quel discorso, e da cui il Bini raccolse il nome di ben centosette Templari, aggiungano gran luce a questo punto storico, molto dibattuto dal Raynouard in poi.

* Vedansi nuovi documenti, pubblicati nel 1875, fra gli Atti Ravennati in continuazione a quelli del Fantuzzi.