Alcuno volle correggere Totila, ma neppur questo distrusse Firenze.

[235]. Uno storico recentissimo lo taccia d’indegna avversione contro i papi d’Avignone (Histoire de la papauté pendant le XIV siècle, par l’abbé Cristophe. Parigi 1853). Anche concesso ciò, questo era sentimento comune agli Italiani d’allora, nè quell’apologia parmi dimostri che avessero torto.

[236]. Il suo libro comincia: — Io Giovanni Villani, considerando la nobiltà e grandezza della nostra città, mi pare che si convenga di raccontare ecc.» E altrove: — Convien cominciare il duodecimo libro, però che richiede lo stile del nostro trattato, perchè nuova materia e grandi mutazioni e diverse risoluzioni avvennero in questi tempi alla nostra città di Firenze per le nostre discordie tra’ cittadini e ’l mal reggimento de’ Venti, come addietro fatto avemo menzione; e fieno sì diverse, che io autore che fui presente, mi fa dubitare che per li nostri successori appena sieno credute di vero; e furono pur così come diremo in appresso».

[237]. Del Metodo per istudiare la storia fiorentina scrisse il Manni, a tacere la meschina Istoria degli scrittori fiorentini di Giulio Negri. Gervinus diede a Francoforte nel 1833 in tedesco un saggio sugli storici fiorentini fino ai tempi del Machiavelli. Vedi pure Moreni, Bibliografia storica ragionata della Toscana. 1805.

[238]. Gli storici di Lucca sono ben estimati dal Tommasi, Introduzione al sommario di storia lucchese, nell’Archivio storico, vol. X.

[239]. Un cronista romano scrive: — Io Ludovico Bonconte Monaldeschi nacqui in Orvieto, e fui allevato alla città di Roma, dove vissi. Nacqui l’anno 1327 del mese di giugno, nel tempo che venne l’imperatore Ludovico. Hora io voglio raccontare tutta la storia dello tempo mio, poichè io vissi allo mondo centoquindici anni senza malattia, autro che quanno nacqui io tramortio, e morsi di vecchiezza, e fui allo lietto dodici mesi di continuo». Anche il milanese Burigozzo finisce il suo libro: — Come vedrete nella cronaca di mio figliolo, imperocchè per la morte che mi è sopragiunta non posso più scrivere».

[240]. Il Muratori chiama quell’opera insigne opus et monumentorum copia et splendore sermonis et ordine narrationis; ex quo incredibilis lux acta est eruditioni barbarorum temporum, in illum usque diem apud Italos tenebris innumeris circumfusæ. Vita del Sigonio, pag. 9.

Beniamino Guérard, nella introduzione al Cartulario di Saint-Père de Chartres e al Poliptico di Irminon, mostrò quanto partito può trarsi dalle raccolte del medioevo. Gran giovamento recò la Scuola delle Carte di Parigi, formando buoni allievi, dando metodo e attività, compiendo varie opere utili e promovendo le ricerche.

[241]. Gli storici di Perugia sono annoverati nella prefazione al tom. XV, par. II dell’Archivio storico.

[242]. Il primo Bullario comparve nel 1586, ove Laerzio Cherubini collocò cronologicamente le costituzioni pontifizie da Leone I a Sisto V; Angelo Maria suo figlio lo aumentò, poi Angelo Lantusca e Paolo di Roma: collezioni superate dal Bullarium Magnum del 1727 che va da Leon Magno fino a Benedetto XIII, e dalla collezione di Carlo Coquelines fatta a Roma dal 1739 al 48, e cui Andrea Barberi nel 1835 aggiunse le costituzioni fino a Pio VIII.