[289]. La scomunica di Benedetto XII è però taciuta dalla maggior parte degli storici coevi. Alberto di Strasburgo, che la attribuisce alle minacce del re di Francia, è gran fautore del Bavaro. Se il Cuspiniano deferisce affatto a questo, il Platina caratterizza Benedetto XII come «di tanta costanza, che non fu chi lo potesse mai per prieghi o per forza dalle cose oneste e sante torcere un punto, perchè amava i buoni, e all’aperta odiava gli scellerati».
[290]. Consistorium tenuit, in quo decrevit et statuit, quod toto tempore suo Ecclesia romana vel alia quævis gladium martialem non exerceat vel faciat guerras contra quemcumque hominem. Chron. Cornelii Zantfliet ap. Martène, Vet. Script. ampl. coll. V. 208.
[291]. Nel Missale Ambrosianum edito a Milano dal Zarotto il 1475, e in quello da Cristoforo di Ratisbona il 1482, come pure nel Breviario del 1490, v’è la messa distinta per questa vittoria, e il prefazio finisce: O felix victoria, o beata victoria, quomodo fuisti pro Mediolanensibus valde bona, magis gratia quam viribus acquisita. Nam qui predam pernitiemque minabantur, facti sunt mortui, preda victoriæ triumphalis. Et ideo etc.
[292]. Nel prezioso monumento erettogli in San Gotardo in Milano, disperso dalla calcolata barbarie dell’età precedente alla nostra, Azzone compariva in ginocchio, in atto d’essere col gonfalone investito del Milanese da Lodovico il Bavaro; tanto era lungi che quest’omaggio si considerasse per umiliante. L’epitafio diceva:
Hoc in sarcofago tegitur vir nobilis Azo
Anguiger, imperio placidus, non levis et asper,
Urbem qui muris cinxit, regnumque recepit,
Punivit fraudes, ingentes struxit et ædes,
Dignus longa vita, in fatis si foret ita
Ut virtus multos posset durare per annos.