[352]. Un’elevata definizione della poesia leggiamo pure nel Boccaccio (Genealogia degli Dei, lib. XIV, c. 7): Poesis, quam negligentes abjiciunt et ignari, est fervor quidam exquisite inveniendi atque discendi seu scribendi quod inveneris, qui ex sinu Dei procedens, paucis mentibus, ut arbitror, in creatione conceditur. Ex quo, quoniam mirabilis est, rarissimi semper fuere poetæ. Hujus enim fervoris sublimes sunt effectus ut puta mentem in desiderium dicendi compellere, peregrinas et inauditas inventiones excogitare, meditatas ordine certo component ornare compositum inusitato quodam verborum atque sententiarum contextu, velamento fabuloso atque decenti veritatem contegere.
[353]. La Divina Commedia a La Harpe parve une rapsodie informe, a Voltaire une amplification stupidement barbare. Ebbe essa ventuna edizione nel secolo XV, quarantadue nel XVI, quattro nel XVII, trentasei nel XVIII, più di cencinquanta nella prima metà del nostro; diciannove traduzioni latine, trentacinque francesi, venti inglesi, altrettante tedesche, due spagnuole; cencinquantacinque illustrazioni di disegni o pitture. Vedi Colomb de Batines, Bibliografia dantesca.
[354]. Nota varietà di giudizj. Il padre Cesari, proclamato pedante, ristampando i Fioretti (Verona 1822) levò le uscite alla antica, mettendovi le moderne «per togliere agli schifiltosi ogni cagione di mordere e sprezzare questa lingua del Trecento; e così cammineranno senza incespicare». Sebastiano Ciampi, ristampando il vulgarizzamento d’Albertano Giudice (Firenze 1833), conserva non che le cadenze, fin tutti gli sbagli del manuscritto, e ne fa per rogito notarile attestare l’identità.
[355]. Come tale è considerato dal Tempesti, Disc. sulla storia letteraria pisana.
[356]. Altre letterate italiane, oltre la Pisani e la Nina sicula, nomineremo le fabbrianesi Ortensia di Guglielmo, Leonora della Genga, Livia di Chiavello, Elisabetta Trebani d’Ascoli, Giustina Levi Perotti, che indirizzò sonetti al Petrarca; la Selvaggia, cantata da Cino di Pistoja; Giovanna Bianchetti bolognese, che sapeva di greco, latino, tedesco, boemo, polacco, italiano, e di scienze filosofiche e legali.
[357]. F. Villani nella sua vita; Filocopo, v. 377.
[358]. Dal Dolopathos il Boccaccio dedusse le novelle, 2ª della giornata IX, 4ª della giornata VII, 8ª della giornata VIII. Contano dieci delle sue novelle, tratte dai trovadori.
[359]. Vedi Sonetto 192, 121. 87. E nella Canzone x:
Pace tranquilla senza alcun affanno,
Simile a quella che nel cielo eterna