Drizzai ’n te gli occhi allor soavemente,

Salvando la tua vita e il nostro onore...

S’al mondo tu piacesti agli occhi miei,

Questo mi tacio: pur quel dolce nodo

Mi piacque assai che intorno al core avei...

Fur quasi eguali in noi fiamme amorose,

Almen poi ch’io m’avvidi del tuo foco;

Ma l’un l’appalesò, l’altro l’ascose.

[360]. Però anche Laura fu veduta da Petrarca il giovedì santo; Beatrice da Dante nel luogo dove si cantava le lodi della regina di gloria; ser Onesto bolognese s’innamorò il giovedì santo; il Firenzuola in chiesa l’Ognissanti; e nella Flamenca Guglielmo di Nevers s’invaghisce vedendo a messa la figlia del conte di Nemours. Tali coincidenze non hanno significazione?

[361]. Son note le lunghe fatiche adoperate tra a Firenze e a Roma, tra dagli accademici della Crusca e dal maestro del Sacro Palazzo per allestire un’edizione purgata del Decamerone. Il Ginguené, il Foscolo, dopo molti e seguiti da molti, non rifinano di cuculiare sopra questo censore. Eppure, convenuto che niuno porrebbe il Decamerone in mano a’ suoi figliuoli e neppure a sua moglie, e che, chi non voglia i petulanti arbitrj della censura preventiva, dee sottomettersi ai giudizj della repressiva, dovrà in quella fatica riconoscere il desiderio di dare agli studiosi un libro, che credeasi opportunissimo per l’arte quanto pericoloso pel costume.