Ugo Foscolo, che non sa di frate, termina il secondo suo inno alle Grazie raccontando l’origine del Decamerone:
Gioì procace Dioneo, sperando
Di sedur, coll’esempio della ninfa,
La ritrosa fanciulla, e pregò tutti
Allor d’aita, e i satiri canuti
E quante invide ninfe eran da’ balli
E dagli amori escluse: e quei maligni
Di scherzi e d’antri e d’imenei furtivi
Ridissero novelle, ed ei ridendo
Vago le scrisse, e le rendea più care: