[366].

O man leggiadra, ove il mio bene alberga...

O bella e bianca mano, o man soave...

[367]. Scipione Ammirato, Storie fiorentine, lib. XIV.

[368]. Benvenuto da Imola al cap. VIII del Purgatorio.

[369]. Al principio del XII secolo Avignone era sottomessa ai conti di Tolosa, di Provenza, di Forcalquier; della qual divisione profittando i cittadini, di buon’ora se ne emanciparono, e si unirono col vescovo. Nel 1154 già si davano statuti e forma comunale sotto la presidenza del vescovo Gaufredo, e si conserva quella carta, donde appare l’amichevole cooperazione dei poteri. Sussisteva però ancora il visconte, subordinato al conte di Provenza, ma restò vinto, e cessò verso il 1190. Allora Avignone prosperò grandemente, costruì sul Rodano un ponte lungo un quarto di lega, eppure gli abitanti erano esenti da ogni tassa o gabella.

Il governo consolare era composto:

1º di due o quattro e fin otto consoli che univano l’amministrazione, la giurisdizione, il comando militare;

2º di un giudice annuo;

3º di un consiglio della città composto di nobili, di borghesi e del vescovo che rappresentava la città e dava la direzione degli affari;