[383]. Epistolæ sine titulo, ep. 4. Ho molto compendiato.

[384]. Et nihilominus prorsus mandamus angelis paradisi, quatenus animam illius, a purgatorio penitus absolutam, in paradisi gloriam introducant. Bolla ap. Baluzio, che vuol crederla falsa, come altre asserzioni a carico di questo papa.

[385]. Della morte del Moriale assai lodavano Cola i Fiorentini, il 4 settembre 1354 scrivendo al Comune di Perugia: Fidedigna relatione didicimus, magnificum dominum almæ urbis senatorem illustrem, tamquam justitiæ zelatorem notorium, divinitus inspiratum, virum nequam fratem Monregalem de Albanio, dudum iniquum compagniæ capitaneum et nefarium conductorem, homicidiorum, robariorum, incendiorum ac maiorum omnium nefarium patratorem, die sabati præteriti proxime, in urbe, quæ omnibus comunis est patria, fecisse ultimo puniri supplicio; primo, sicut juris ordo expostulat, vista, lecta, ac promulgata solemniter sententia in Campitolio contra eum. Archivio storico, app. N. 24, p. 397.

[386]. Nel trattato, riferito dal Dumont, sono nominati più di quaranta signori ghibellini.

Di questo Giovanni d’Oleggio poco dicono gli storici milanesi, ma ne discorse De Minicis ne’ Monumenti di Fermo, 1857. Schiericatosi, sposò una Benzoni di Crema, fu podestà e capitano in varie città e fazioni; ebbe Bologna, come dicemmo, e la cedette alla Chiesa, ricevendo in ricambio a vita la signoria di Fermo, dove morì nel 1366. Sua moglie gli alzò colà un monumento, scolpito da Tura di Imola, artista che non si conosce per altra opera.

[387]. Sono le ragioni lungamente esposte da Matteo Villani, lib. IV. c. 77.

[388]. Epistolæ famil., IX. 1. X. 1.

[389]. Anche il Boccaccio nella V Egloga:

I, decus Arctoum, Teutonos lude bilingues:

Nos titulos vacuos, et lentos novimus arcus.