Poichè privato se’ di veder quelle.

Purg. I.

I planisferi arabi e i nostri viaggiatori che arrivavano fino a Bab el-Mandeb, ne lo poterono istruire. La sua cosmogonia è siffatta: che l’emisfero boreale stava sott’acqua, e un gran continente era nell’australe opposto al nostro; Lucifero, piovendo dal cielo per essere incarcerato nel centro della terra, spinse in su un cono di sollevamento, che forma la montagna del Purgatorio, sulla cui vetta ride il Paradiso: la massa arida agli antipodi si fece del mal velo per paura di Lucifero, e nel nostro emisfero restò una gran secca, cioè un continente di cui è centro Gerusalemme. Questi sono concetti sistematici e poetici; e più importa il vedere precisamente designato da Dante il centro di gravità della terra, il punto a cui son tratti d’ogni parte i pesi. Vero è che Aristotele lo accenna e che il cronista Rolandino mezzo secolo prima di Dante scriveva, Non aliter quam ad punctum terræ medium, quod philosophi centrum dicunt, ponderosa cuncta tendere naturaliter elaborant (Hist. Patavina, lib. XII. c. 9). Ammesso questo centro di gravità, non è più meraviglia che abitino uomini tutto in giro al globo. Il Petrarca nomina gli antipodi in un passo da noi citato nel volume vii a pag. 500; e nella canzone v scrive:

Nella stagion che il Sol rapido inchina

Verso occidente e che il dì nostro vola

A gente che di là forse l’aspetta;

e nella sestina I:

Quando la sera scaccia il chiaro giorno,

E le tenebre nostre altrui fan alba.

I quali passi intarsiando il Pulci nel XXV del Morgante, fa dire dal demonio Astarotte che dappertutto «navigar si puote, Però che l’acqua in ogni parte è piana» benchè la terra sia rotonda;