[187]. Uno diceva: — Voi mi chiedete, fratelli carissimi, come si vada in paradiso. Le campane del monastero ve l’insegnano col loro suono; dan-do, dan-do, dan-do».
[188]. Muratori, Annali d’Italia a quell’anno.
[189]. Ammirato il Giovane racconta che, nel 1431, a Firenze venne un cavaliere gerosolimitano con un Minorita; e quegli annunziava aver dal papa autorità somma per assolvere dalla dannazione: questi stava a banco nelle chiese a scrivere e sigillar le lettere delle indulgenze e assoluzioni di colpa e di pena, dispensando in arduissimi casi chi portava non solo denari, ma vesti e panni. I senatori, dubitandone, vollero vedere l’autorità del cavaliere, e la trovarono minore di quella che annunziava; onde gli proibirono di passar più avanti, ne scrissero al papa, e crebbero le pene contro a simil gentaccia.
[190]. Jacopo delle Marche Minorita, predicando a Brescia il 1462, affermò che il sangue da Gesù Cristo versato nella sua passione era separato dalla divinità, e perciò non gli si doveva l’adorazione. Se ne levò tanto rumore, che Pio II volle fosse messo in disputa alla sua presenza da celebri teologi: i quali si bilanciarono in modo, che esso papa non potè se non imporre silenzio su tal quistione.
Non saprei che eretici fosser quelli che dalla Francia e dalla Lombardia si erano ricoverati fra i monti della Valtellina, e alla cui conversione andò il beato Andrea Grego da Peschiera, domenicano del convento di San Marco in Firenze, dimorando quarantacinque anni fra pastori e carbonaj (-1455).
[191]. Nella vita di sant’Antonino scritta dal Vespasiano, edita dal Maj nello Spicilegium romanum, leggo: — Giunto a Roma, dal pontefice fu molto onorato e da tutta la corte di Roma; e contro a molti che dicono i prelati usare le pompe per essere stimati, giunto a Roma con una cappa da semplice frate, con un mulettino vile, con poca famiglia, era in tanta reputazione, che non andava per Roma in luogo ignoto, che quando passava per la via non s’inginocchiasse ognuno a onorarlo: assai più onorato era lui che i prelati con le belle mule e con gli ornamenti dei cavalli e famigli».
Sebbene alcuni mi accusino dell’opposto, io credo mi si farà colpa di non avere tenuto conto di tutti i pii e i santi italiani. In realtà, questo è un nuovo punto d’aspetto della storia nostra, e deve importare l’osservare coloro, almen quanto il Borgia e l’Aretino. E bene il Rohrbacher, nel lib. LXXIX della Histoire universelle de l’Église catholique (Parigi 1851), dopo enumerati i moltissimi Santi della metà del 1300, conchiude: On le voit; l’Italie était un paradis terrestre dont le ciel paraissait sillonné de nuages et d’éclairs en tout sens, mais dont le sol produisait les plus belles fleurs, les plus beaux fruits, et pour le temps et pour l’éternité. Il y a des voyageurs d’histoire, qui n’aperçoivent et ne signalent que ces éclairs et ces nuages. Autant vaudrait dire que le printemps est la triste saison où les hannetons bourdonnent, où les grenouilles coassent, où les chenilles rongent les arbres, où la vermine foisonne partout.
[192]. Vita Leonis X.
[193]. Dedica del Giamblico e proemio al Proclo. Qui alcuno aspetterà ch’io metta anche i lamenti del Poliziano pel tempo buttato via nel dir l’uffizio, riportati dal Bayle e copiati da tanti. Ebbene, tutt’al contrario, nell’epistola 9 del libro II a Donato, egli si querela che le frequenti visite lo obblighino a interrompere sin l’uffizio: Adeo mihi nullus inter hæc scribendi restat aut commutandi locus, ut ipsum quoque horarium sacerdotis officium pene, quod vix expiabile credo, minutatim concedatur.
È però vero che, scrivendo a Lorenzo de’ Medici il 6 aprile 1479, si lagna che la madre facesse leggere al figlio Giovanni i salmi, a preferenza de’ nostri libri: Transtulit jam illum mater, id quod equidem non probavi, ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit. Son note le poesie lubriche del Poliziano, e le oscenità di Giovian Pontano, del Landino, del Poggio, del Filelfo, e l’Ermafrodito del Panormita, che dirigendolo a un suo amico, lo diceva libellum equidem lascivum, sed ea lascivia, qua summi oratores, sanctissimi poetæ, gravissimi philosophi, viri continentes et christiani præluxere.