UMBRI
Illirio, Celta, Gallo, nati da Polifemo e da Galatea, popolarono il primo l’Illiria, gli altri due l’Italia col nome di Umbri. Questo linguaggio mitologico adombra la migrazione antichissima de’ Celti, i quali, scampati al diluvio[33], dalla Tesprozia e dalla Tracia si estesero a settentrione dell’Europa fin al capo Domes-ness nella Curlandia, e sulle coste occidentali sino al Finisterre della Spagna. Nel lunghissimo vagare per la selva Ercinia, che allora ombreggiava tutta l’Europa boreale, e per l’Alta Asia sino alle frontiere della Cina, perdettero la memoria della loro provenienza. Non è del nostro intendimento il cercare se fossero semitici, per la lunga dimora e per la mistione tramutati poi in indo-europei. Restringendoci alla storia, diremo che col nome di Ambra o Amhra, in loro favella significante nobile, prode, scesero in Italia, e vi si divisero in tre bande, da cui ebbero titolo tre provincie: Oll-Umbria o alta Umbria fra l’Appennino e l’Jonio; Is-Umbria o bassa, attorno al Po; Vill-Umbria o littorale, che fu poi l’Etruria. Catone vorrebbe che Ameria, loro città, sia stata ricostruita trecentottantun anno prima di Roma[34]; epoca storica, al di là della quale non sopravanzano che le favole de’ tempi saturnj. Cacciando Liguri e Siculi, gli Umbri occuparono dunque la parte orientale dell’Italia, l’occidentale lasciando agli Iberi, e furono il popolo prepollente della penisola; col nome di Sarsinati abitarono Perugia, con quello di Camerti Clusio, e possedettero trecencinquantotto borgate[35].
PELASGI
Contemporaneamente a queste ondate d’interi popoli, ne venivano di parziali; nè tutti erano giapetici: e Titani, Ciclopi, Lestrigoni, che pajono aver preceduto i Siculi nell’isola che da questi prese il nome, forse derivavano dalla stirpe di Cam e dall’Africa. Men tosto migrazioni di popoli interi, che colonie e conquiste sono a dire le seguenti irruzioni in Italia, e quella che s’impronta col nome de’ Pelasgi.
Nulla più disputato ai dì nostri, che la derivazione, gli andamenti e l’indole de’ Pelasgi[36]. Alcuni li farebbero semitici: i più gli adunano alla grande famiglia caucasea degli Sciti, una parte della quale, traverso alla Tessaglia, si arrestò in Grecia e nel Peloponneso col nome di Pelasgi ed Elleni, suddivisi poi in Eolj, Jonj, Dori, Achei, e si dilatò nelle isole dell’Arcipelago e in Italia; un’altra, valicando il Tauro, occupò l’Asia Minore, la Frigia, la Lidia, la Troade, e passato il Bosforo, prese stanza nella Tracia.
Che che ne sia, essi precedono ne’ paesi civili quelle generazioni che acquistarono classica rinomanza. I Greci li faceano favolosi quanto i Titani e i Ciclopi; barbari del resto, che mandarono a conquasso le belle contrade, finchè dall’ira divina sottoposti a terribili disastri, soccombettero e furono ridotti servi. Tal è il linguaggio di una nuova generazione contro quella che essa spodestò: eppure anche nelle malevole tradizioni greche i Pelasgi appajono fondatori di città, cavatori di miniere, maestri di religione, di arti, sin di un alfabeto.
In Italia giunsero in più riprese; e la prima con Enotro e Peucezio figli di Licaone, che, diciassette generazioni avanti la caduta di Troja, dall’Arcadia e dalla Tessaglia addussero una colonia, la prima che per mare uscisse di Grecia[37]. I Peucezj si collocarono sul golfo Jonico, gli Enotrj a scirocco, incivilendo i popoli campani. Nuovi fiotti di popoli snidarono altri Pelasgi dalla Macedonia e dal paese di Dodòna, cui da due secoli coltivavano; onde traverso alla Pannonia, all’Illirico, alla Dalmazia, approdarono alle foci del Po, dove fabbricarono Spina.
Trovavano essi i Tirreni già soggiogati e in condizione di schiavi, gli Umbri assisi sul pendìo orientale, gli Iberi o Liguri nell’occidentale, e potentissimi i Siculi. Dato di cozzo in una tribù di questi, chiamata degli Aurunci od Ausonj, i Pelasgi applicarono il nome d’Ausonia all’intero paese. Provarono nemici gli Umbri, e alleati gli aborigeni della Sabina, che aveano cominciato addensare le capanne senza chiusa di mura, e che allora popolarono di città le creste dell’Appennino.
I Pelasgi non naturarono mai la loro padronanza sul nostro paese; malvisti sempre come stranieri e conquistatori, dovettero mantenervisi armati; tre secoli lottarono coi Siculi, finchè li spinsero nell’isola che da loro ebbe nome di Sicilia.
RELIGIONE DE’ PELASGI