A rettamente intendere il passaggio dalla Roma regia alla consolare, nuoce la confusa interpretazione delle voci di re, popolo, repubblica, libertà costituzionale. Nè assoluti nè ereditarj erano quei re, bensì imbrigliati dal senato, dai patrizj, dal comune, dalle istituzioni religiose e naturali, dal legame delle clientele. La libertà dell’uomo rimaneva angustiata ne’ governi teocratici dell’Asia, ove tutto imponendosi come volontà di Dio, s’escludeva la discussione, e si teneva empietà il resistere e il disobbedire. Ma già i patrizj etruschi si discernevano dagli asiatici pel doppio carattere di sacerdoti e di guerrieri. Il Romano procede più innanzi; sommette la religione allo Stato, e sceverandosi dalla teocrazia, costituisce un corpo di cittadini, padri e fondatori della patria, i quali scelgonsi un capo ( rex ) affinchè li presieda quando essi deliberano, li meni alla battaglia, renda giustizia. Il patrizio medesimo può esser re, generale e pontefice: come re aduna il senato e il popolo, sentenzia anche de’ patrizj, ma con appello al popolo, cioè al Comune dei loro pari[170], e dispone del territorio dei vinti.

Per popolo s’intendono le tre tribù, in cui riconoscemmo la forma consueta alle società antiche, costituite da comunanza d’origine. Due erano dapprima, dei Ramnesi e dei Tiziesi, vale a dire de’ Romani e de’ Sabini: Tullo Ostilio v’aggiunse la terza dei Luceri quando trasferì i vinti Albani sul monte Celio. L’accomunamento degli uomini estendevasi anche agli Dei, che furono accettati insieme; al Flamine diale e marziale si aggiunse il quirinale; le tre Vestali si crebbero a sei, dette delle minori genti, che era pure il titolo dei cento nuovi senatori aggiunti ai primi ducento, e che votavano con questi. Di siffatta importante innovazione si fa autore Tarquinio Prisco[171].

TRIBÙ

Ciascuna tribù divideasi in dieci curie, vorrei quasi dire parrochie, che probabilmente rappresentavano le genti diverse di cui componevasi la tribù. Però fra tutta una gente non sussisteva necessario vincolo di parentela e derivazione, siccome non sussiste da noi fra quelli che portano lo stesso cognome; e nella medesima gente alcuni erano nobili, altri plebei, sorti da matrimonj disuguali. Succedevano ai co-gentili che morissero intestati; attribuivano il loro nome agli affrancati, i quali rimanevano clienti.

CURIE

Un culto comune univa tutta una gente, come i Nauzj quel di Minerva, i Fabj quel di Sanco, i Fontejo quel di Fonto figlio di Giano in sul Gianicolo, di Ercole i Potizj, di Venere i Giulj, del Sole la sabina gente Ausalia; gli Orazj l’espiazione d’una sorella assassinata. Pertanto ciascuna curia aveva particolari giorni solenni, e sacrifizj a cui tutti i contribuli doveano assistere, seguiti da pasti comuni; e popolarmente eleggevansi un augure e un curione, preposto al culto.

COMIZJ

In principio due foggie di adunanze s’aveano: i comizj curiati ed il senato. Ne’ primi si radunava ciascuna gente, e vi aveano voto i patrizj delle trenta curie. Da ciascuna tribù, curia e gente si scelgono trecento padri coscritti, formanti la curia maggiore, il senato; autorità legislativa, che poi si mantenne per qualunque mutare di governo.

Le leggi riguardavano unicamente gli accomunati, non i forestieri; laonde ai cittadini di terre alleate era necessario un patrono per aver protezione dalle leggi vivendo, ed ottenere giustizia davanti ai tribunali di Roma. Di qualche cittadino pertanto si rendevano essi clienti; il che faceano pure antichi proprietarj sottomessi, e delinquenti, e servi fuggiaschi, e debitori, venuti come ad asilo presso i lari d’un nobile. Il patronato passava per eredità, e il cliente doveva obbedienza e amorevolezza al patrono, concorrere a pagare le ammende per esso, la dote alle figlie, il riscatto se prigioniero; non poteva citarlo nè esserne citato in giudizio, nè l’uno deporre testimonianza contro dell’altro. Al cliente mancava roba o professione? il patrono gli assegnava casa e due jugeri di terreno a precario[172]: moriva intestato? l’eredità di lui cadeva al patrono.

Roma, non che escludesse gli elementi stranieri come faceano gli Ebrei e le altre società orientali, tendeva ad assimilarseli, nel che consistette la sua missione provvidenziale. Onde la leggenda riferiva che i primi venuti con Romolo portarono ciascuno un pugno della terra patria, e la deposero nel comizio entro la fossa consacrata[173], quasi a costituirsi anche materialmente una patria comune. I coltivatori de’ campi vicini, non reggendo alle nimicizie di essa, vengono a chiedervi la protezione di qualche capocasa, e vi dimorano senza partecipare alle ragioni civili, come sarebbero nozze, podestà patria, suità, agnazione, gentilità, successioni legittime, testamenti e tutele.