[119]. Un’Allegoria sopra il Furioso fu stampata nel 1584 da Giuseppe Bonanome, dedicandola al cavalier Bonifazio Agliardi bergamasco, «che in sostegno della patria era stato un Sobrino, un Nestore, un saggio senatore, senza mancargli punto di consiglio ne’ turbolentissimi tempi, e adoperandosi sempre con sommo studio e fatica e come privata e pubblica persona».
[120]. L’Ariosto diede il suo poema da correggere ad Annibale Richi senese, capitano: e il Muzio fa le grosse meraviglie che si valesse «d’un soldato senese che di lingua toscana sapeva quanto egli ne aveva appreso dalla mamma». Questa condizione, per chi non sia un pedante, è appunto la meglio opportuna a diligenze di tal genere.
[121]. Non è mio costume domandar perdono della verità. Ma voglio dire come, fa alquanti anni, credetti dover mio avvisare altamente i padri e i maestri del danno a cui esponevano la gioventù col darle in mano questo scrittore, che fra’ nostri è il più pericoloso perchè il più bello. Mi si levò ’ncontro la sfuriata de’ pedanti vecchi e de’ nuovi, e fu chi, a nome dell’Italia, mi sfidava a disdire o a provare l’ingiuria fatta al gran poeta. Miserabili! Inchinatevi agl’idoli del bello; ornate di balocchi i sonni e le orgie della vostra patria. Noi sentiamo nelle lettere una vocazione, un sacerdozio; noi abbiam bisogno, abbiamo dovere di ammonir la gioventù, e di avvezzarla a torcere dal bello, quando nemico del buono.
Qui tra servi d’amor s’annulla e sprezza
Nobiltà d’alma, lealtade e fede,
Quanto gemme e tesor s’onora e prezza.
Ben vi so dir che qui negletto siede
Parnaso, e i lauri, e che all’argento e all’oro
Febo, Vener, Minerva e Marte cede;