[200]. Galliciolli, Memorie venete, tom. I. p. 254, 262, 336; tom. III. p. 269, 272, ecc.
[201]. Bandello, part. III. nov. 42.
[202]. Lettere famigliari, cap. 41.
[203]. Archivio storico, app. VI. 18.
[204]. Il Cortigiano, lib. I.
[205]. De viro aulico et de muliere aulica.
[206]. Infessura, ad 1490.
[207]. Stato della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, presso il Crescimbeni e negli Archiatri pontificj del Marini, Il vero progresso della festa d’Agone e di Testaccio ecc.
Nella Notizia della famiglia Boccapaduli, Marco Ubaldo Bicci riferisce molte curiosità intorno alle famiglie romane, e specialmente agli usi maritali avanti il Concilio di Trento. Nel 1525 davansi di dote ducati 3000; e 500 per l’acconcio, oltre le gioje e la cassapanca, detta sposareccia, che non mancava mai, spesso dipinta, talvolta intagliata. Nell’atto degli sponsali il padre donava allo sposo un boccale e bacile d’argento di 70 ducati. I due fidanzati congiungevano le mani e le bocche in segno di parentela, poi lo sposo metteva alla sposa l’anello. Nel 1521 s’ha uno stromento di dote di 2000 scudi, e 500 d’acconcio; in uno del 1536, di scudi 1700 e 300 d’acconcio; in uno del 1577, di 5000 ducati, oltre l’acconcio e le gioje. In essi stromenti sono descritti i doni, gli abiti, ecc. I donativi che facevano i nobili romani erano di 2, o 3, o 6 ducati; di 6, 8, o 12 fazzoletti e camicie; o abiti di raso, o drappi di damasco, di velluto cremisi, o tela d’oro. Lo sposo donava anelli e gioje.
[208]. Vedi Domenico Melini, Descrizione dell’entrata della reina Giovanna d’Austria in Firenze. Firenze 1566. Cicognara, Storia della scoltura, II. 249, ne fece una lunga nota col nome degli artisti che vi lavorarono.