[228]. Cambi, al 1517.
[229]. Il suo De secretissimo philosophorum opere chimico per naturam et artem elaborando, più volte ristampato nel XVI e XVII secolo, conchiude: Finit hic liber et tractatus compositus per M. Bernardum comitem trevisanum, qui aquisivit comitatum et ditionem de Neige in Germania per hanc artem pretiosam et nobilem. Anche frà Bonaventura d’Iseo fece molte ricerche alchimiche.
[230]. Il più importante trattato che il medioevo ci abbia trasmesso intorno alle belle arti, la Diversarum artium schedula del monaco Teofilo del XIII e XIV secolo, piena di preziosi metodi, non scevera di arcani, al cap; 47 del lib. I tratta del far l’oro ispanico a questo modo: — È composto di rame rosso, polvere di basilisco, sangue umano e aceto. I Gentili, la cui abilità è nota, si procurano dei basilischi a questo modo. Hanno sotterra una camera tutta di pietre con due finestruoli che appena ci si vede attraverso. Vi mettono due galli vecchi di dodici o quindici anni, dandovi ben a mangiare. Ingrassati che sieno, prendono caldo, s’accoppiano e fanno ova. Allora si levano i galli, e si mettono dei rospi a covar le ova, nutrendoli di pane. Da quelle ova escono pulcini maschi, come quei delle chiocchie, ai quali in capo a sette giorni crescono code da serpente; e se la camera non fosse pavimentata, tosto entrerebbero sotterra. Onde impedirlo, quei che gli educano hanno dei vasi di bronzo rotondi molto capaci, perforati d’ogni parte e cogli orifizj chiusi; vi pongono questi pulcini, chiudono le aperture con coperchi di rame, li sepelliscono, lasciandoli nutrirsi sei mesi colla terra fina che penetra pei buchi. Dopo ciò li scoprono, e v’accendono vicino un gran fuoco sin a che gli animali sieno dentro bruciati affatto. Raffreddito che sia, li levano, li macinano, v’aggiungono un terzo di sangue umano rosso... Poi si prendono lame sottili di rame rosso purissimo, e da ciascuna parte vi si pone uno strato di quella preparazione, e si mette al fuoco... Così si seguita finchè la preparazione consuma il rame, e prende il peso e il color dell’oro. Quest’oro è adattato a qualunque uso».
Le indagini chimiche di Newton ebbero a scopo per lungo tempo la tramutazione dei metalli; e nel 1669, a ventisette anni, quando avea fatto già le più insigni scoperte, scriveva ad un amico partente per un viaggio: — Procurate sapere se a Schemnitz in Ungheria cambiano davvero il ferro in acciajo sciogliendolo in un’acqua vitriolata che si raccoglie nelle cavità del masso in fondo alla miniera, poi scaldando la soluzione fin allo stato di pasta in un fuoco violento, e quando raffredda trovasi di rame. Dicono che ciò si usi pure in Italia. Venti o trent’anni fa traevasi da questo paese un vitriolo detto Romano; ma non può più aversene, forse perchè trovano più profittevole adoprarlo a tramutar il ferro in rame». David Brewster, Mem. of the life, writings and discoveries of J. Newton. Edimburgo 1855.
[231]. Il Cardano ancor fanciullo vide una meravigliosa pioggia di sassi (Opera, tom. iii. p. 279), ch’egli dice furono mille ducento, di cui uno pesava centoventi libbre. Più circostanziato ci si dà quest’avvenimento da Pietro d’Anghiera (Epistolarum, pag. 245), facendolo proprio del Cremasco, e accompagnato da una notte fosca, da lunghissimi lampi e tuoni: e che nella pianura di Crema, dove non si troverebbe un sasso grosso come un ovo, ne caddero di così grossi che dieci passavano le cento libbre, uccidendo uccelli, montoni, pesci. E’ parla delle infinite ciancie che ne fecero i fisici, i teologi, i fanatici. Ciò fu il 4 settembre 1511.
[232]. Altra opinione comune al suo tempo. Marsilio Ficino, De Vita, dice: — È assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l’antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d’una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia». Cardano, De rerum varietate, XVI. 93.
[233]. H. Cardani, mediolanensis philosophi ac medici celeberrimi opera omnia... cura Caroli Sponii. Lione 1663, tom. X in-fol. L’editore dice: Inter innumeros elapsi sæculi scriptores vix ullus occurit, cujus monumenta majore omnium eruditorum applausu, admirationis assecla, fuerint hactenus excepta ac concelebrata, quam H. Cardani ... idque merito quidem ... Quo factum, ut auctor ipse maximus literarum dictator a quibusdam magni nominis viris, ab aliis vir incomparabilis, ab aliis portentum ingenii audire meruerit etc. E vi soggiunge una serie di testimonj.
[234]. Pag. 218, 214, 302 del Palagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare, di Strozzi Cicogna. Vicenza 1605.
[235]. Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Di tutto ciò parliamo più a disteso nella nostra Storia universale, lib. XV, c. 15. Però il Muratori, Dissertaz. LXVIII, pubblicò una penitenziale del monastero di Bobbio: Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pæniteant V annis, vel III ex his in pane et aqua.
[236]. Frà Bernardo da Como, 1584, dice che le streghe non sussistevano tempore quo compilatum fuit decretum per dominum Gratianum... Strigiarum secta pullulare cœpit tantummodo a centum quinquaginta annis citra, ut apparet ex processibus Inquisitorum.