Aphorismi Inquisitorum. Bergamo 1639.
Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto il Directorium Inquisitorum, Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de’ fatti straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa giurisprudenza di Eymeric e della Santa Inquisizione è ad un bel presso la nostra giurisprudenza criminale tutt’intera. — Io restai confuso di tale asserzione (soggiunge Morellet, Mémoires, I. 59); ma di poi ho riconosciuto ch’egli avea ragione».
[260]. Sacro arsenale, ovvero Pratica dell’ufficio della Santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato. Bologna 1665. Lo stesso trovo nella Breve informatione del modo di trattare le cause del Santo Officio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisitione di Modana. 1659.
[261]. Flores commentariorum, pag. 3.
[262]. Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu in sola comensi diœcesi ab inquisitore qui pro tempore est, ejusque vicariis, qui octo vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et annis pene singulis plusquam centum incinerantur. Spina, De strigibus, cap. 13.
[263]. Ripamonti, Historia mediolanensis, dec. IV. lib. V. p. 300; — Oltrocchi, Notæ ad vitam sancti Caroli, pag. 684-94.
Nell’archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de’ quali è: — Sono processati i sospetti d’arte diabolica, et il notar dice d’aver mandato i processi a Milano, nè altra provvision s’è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d’altri»; e un altro: — Sono alcuni mercanti i quali non osservano il decreto di non andare ne’ paesi d’heretici senza licenza, et sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d’heretici, nè trattar con loro della religione».
Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608 si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurgi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fôro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, e con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.
[264]. Nell’epistolario di san Carlo stampato a Milano il 1857, leggesi a pag. 419 in una lettera a Giovanni Fontana: — M’è dispiaciuto d’intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non men degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di negromantia o altra proibita a’ cristiani. Però ne scrivo ai signori e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provvisione, perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l’ordine al visitatore.
Il 18 aprile 1567 san Carlo scriveva aver saputo che in val di Blenio, quando si fanno esequie, molti preti, dopo detta messa nella loro chiesa, vanno a dirla anche al luogo del funerale; e mancando le particole, le spezzano e consacrano solo un frammento. Egli vuole che a ciò si provveda. Lettera nell’arch. arcivesc., dove vi son moltissime lettere sopra essa valle.