[265]. Il processo esiste nell’Ambrosiana di Milano, segnato R. 109 in fol.

[266]. Crepet, De odio Satanæ, lib. I. disc. 3.

[267]. Stuttgard, 1843.

[268]. Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano vescovo di Como scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colà quamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa. Perciò ne’ quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.

[269]. Del congresso notturno delle lamie, libri III. Rovereto 1749.

[270]. Lettere del Pr. G. B. Carli al signor G. Tartarotti intorno all’origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe; — Maffei, Arte magica dileguata. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l’anno stesso, Osservazione sopra l’opuscolo Arte magica dileguata di un prete dell’Oratorio, per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de’ santi Padri che sembrano credere alle stregherie. Il padre Zacaria, annunziando l’opera del Tartarotti, disapprova il negar le magìe: — In una città m’accadde d’udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso..... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l’inferno i demonj?» Storia letteraria d’Italia, 1750.

A disteso ho ragionato io di tal materia nella Storia universale e in quella degli Eretici d’Italia, e prima nella Storia della diocesi di Como, lib. VII. pag. 97 e seguenti, adducendo anche una sentenza motivata. Altre possono vedersi nel Mazzoni Toselli, Origini della lingua italiana, tom. III. p. 880, 1043, 1076, 1360.

[271]. Communis Catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere. — Theol. Christ., tom. III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nel Compendium maleficorum, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib. I scrive: Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, hæ vero incubis, actum venereum exercere; communis est hæc sententia patrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationum experientia comprobata.

[272]. Alle materie religiose io attribuii sempre importanza ed estensione primaria nella storia, e sempre mi proposi di maneggiarle da sincero indagatore, ma docile e riverente cattolico. Qui entrando a dirne più di proposito, e in questioni dove l’esattezza dogmatica può restar offesa da una parola meno precisa, sento il bisogno di riprofessare la mia piena sommessione all’indefettibile autorità della Chiesa, e l’incondizionata accettazione d’ogni suo decreto. Il che fo nè obbligato nè consigliato, ma per vero convincimento; e tanto più spontaneo quanto che mi sento e mi mostrai sempre cittadino indipendente, e scrivo in paese dove nessun vincolo ha la stampa, in tempi ove l’opinione careggia tutt’altri sentimenti.

(L’autore trattò più ampiamente questa materia in un lavoro speciale, Gli Eretici d’Italia, volumi 3 in-8º, da questa medesima Unione editrice. Gli Editori).