Sono di gran verità i due epitafi destinatigli:
Hadrianus VI hic situs est, qui nihil sibi infelicius in vita quam quod imperaret duxit.
Pro dolor! quantum refert in quæ tempora vel optimi cujusque vita incidat.
[285]. Lettera del 19 aprile 1532, nelle Cartas al emperador Carlos V escritas por su confesor. Berlino 1848.
[286]. Vedi Consilium delectorum cardinalium et aliorum prælatorum de emendanda Ecclesia, S. D. N. D. Paulo III ipso jubente conscriptum et exhibitum. 1538.
[287]. Vedi Bartoli, L’Italia.
[288]. On n’a qu’à publier hardiment tout ce qu’on voudra contre les Jésuites, on peut assurer qu’on persuadera une infinité de gens. Bayle, in Lojola.
[289]. Marco Mantova Benavides, dotto giureconsulto e professore a Padova, scrisse un libro del concilio, dove esamina quali persone abbiano diritto d’intervenirvi, e che qualità ad esse convengano; ove deplora che molti cardinali e prelati sì poco intendano di studj, o soltanto di filosofia e lettere anzichè di canoni e scritture; esamina poi i varj concilj precedenti, e quistiona se il concilio sia superiore al papa. E benchè non risparmiasse i disordini degli ecclesiastici, ebbe lodi da Paolo III e applausi da Roma.
[290]. Sulla riforma in Italia possono vedersi: Schelhorn, Amœnitates historiæ ecclesiasticæ et literariæ. Lipsia 1737-46; Gerdes, Specimen Italiæ reformatæ, 1763; Tiraboschi, Storia della letteratura, tom. X. p. 560; Mac Crie, Storia dei progressi e dell’estinzione della Riforma in Italia nel XVI secolo, con un compendio della storia della Riforma tra i Grigioni (ingl.) 1830; Cantù, Storia della città e diocesi di Como, lib. VIII, il Sacro Macello in Valtellina, Firenze 1853, e Gli Eretici d’Italia. Sui protestanti napoletani vedi Giannone, Storia civile, VIII, p. 12; e nella Zeitschrift für Geschichtswissenschaft, 1847, vol. VIII, p. 545, un articolo di G. Heine, Ueber die Verbreitung der Reformation in Neapel, con notizie tratte dall’archivio di Simancas.
[291]. Il famoso Andrea Alciato diresse al Mallio una lettera per dissuaderlo di farsi francescano; ove a tal uopo gli espone gli abusi e i disordini della vita monastica, con grandissima libertà. Il Calvi n’ebbe copia, la mandò ad Erasmo, e pensava pubblicarla. Grand’apprensione ne prese l’Alciato, e in bel latino ironicamente gli scriveva: — Oh tristo di Calvi! e più che capital nemico dell’Alciato se ciò farai! Che mi varranno le mie veglie, che i tanti studj? Se tu mi spargi di questo veleno, vorrei piuttosto esser morto. Lutero, i Picardi, gli Ussiti e gli altri nomi d’eretici non saran tanto infami quanto il mio se ciò avvenga. Non sai o dissimuli di sapere le faccende di questi cucullati, la forza, la potenza, le esclamazioni sui pulpiti, le esecrazioni fra il popolo, le detestazioni, e gl’infiniti mali che (gli Dei me ne campino) ricadran sul mio capo? Intenterò processo d’ingiuria, prima a te come campione, poi a Erasmo, poi a Frobenio; invocherò uomini e Dei, moverò ogni pietra per iscagionar me, e voi soli imputare ecc.». Marquardi Gudii et doctorum virorum ad eum epistolæ. Utrecht, 1697.