Vires, etc.

Nello Schelhorn, vol. II, è una dissertazione De religione M. Antonii Flaminii. Nel Giudicio sopra le lettere di tredici uomini illustri pubblicate da M. Dionigi Atanagi (Venezia 1554), opera forse del Vergerio, si legge che il Flaminio «solo tra questi ebbe qualche gusto e cognizione di Cristo e della verità, ma non in tutti gli articoli, perocchè Dio non scopre e non rivela tutti i suoi tesori ad un tratto, ma a parte a parte. Certa cosa è che, se il Flaminio intese la giustificazione per la sola fede in Cristo e la certezza della salute nostra, egli o non intese la materia dell’eucaristia, o non ebbe ardimento di dirla come sta». E riferite le discrepanze, soggiunge: — Questo guadagno almeno facciam noi di quella lettera flaminiana, che, avendo esso dimostrato dissentire da noi in questi punti, e non detto di dissentire ove noi neghiamo esservi la transustanziazione, e quella oblazione doversi applicare per vivi e per morti, e dove anche neghiamo la Cena doversi dividere, il che fanno i papisti, quando ai laici non danno la spezie del vino, in questi tre punti almeno esso Flaminio ha dimostrato di tenere che noi abbiamo ragione; e credo io che, se egli fosse vivuto, sarebbe eziandio in tutti gli altri corso più avanti ed entrato nelle opinioni nostre; e credo di più che, chi avesse potuto veder il secreto del suo cuore, avrebbe veduto che già v’era entrato». Induzione assurda, eppure abituale.

[319]. Vedi Bayle, Dictionnaire critique.

[320]. Bayle, in Gribaldi; Gerdes, pag. 276; Niceron, Mémoires des hommes illustres, tom. XLI. p. 235.

[321]. De hæreticis quo jure quove fructu coërcendi sunt gladio vel igne, dialogus inter Calvinum et Vaticanum: e senza nome d’autore nè di stampatore, ma credesi di Lelio Socino.

[322]. Andrea Wissovatius, suo nipote, pubblicò le opere di lui nella Bibliotheca fratrum polonorum 1636, 6 vol. in-fol.

[323]. Bayle corregge moltissimi errori del Varillas e del Mainbourg in proposito di esso, ma cade in molti altri. Vedi Malacarne, Comm. delle opere e delle vicende di Giorgio Biandrata. Padova 1814.

Dalle corrispondenze di Biandrata conosciamo un Giambattista Puccini lucchese, dalla regina Bona spedito a Isabella d’Ungaria come cancelliere, in surrogazione del Savorgnano; Lodovico Biandrata fratello di Giorgio, protonotaro apostolico, e segretario di Enrico di Valois re di Polonia; Giambattista Castiglioni milanese, marchese di Cassano, che secondò Ferdinando d’Austria nelle guerre contro i Turchi, ebbe alte cariche alla corte imperiale, e da Filippo II di Spagna era destinato vicerè in Francia contro gli Ugonotti, quando morì a Milano, e volle esser sepolto senza pompe. Di che vedi Natale Conti, Historiæ sui temporis, al 1551.

[324]. Calvino lo taccia di barbaro stile, senza troppa ragione.

[325]. Giambattista Gaspari, De vita... Francisci Pucci Filidini, nella raccolta Calogeriana, tom. XXX. Venezia 1776.