[326]. Contentiosi sunt, et inquieti; ex quacumque re lievissima rixam movent, ne doceri a quoquo sustinent, nec a sua pervicacia remittunt; unde nobis sunt oneri. Comander.
[327]. Questi fatti risultano dalla storia affatto ostile del Llorente. Hefele di Tubinga, nella bella monografia del Ximenes, li svolge largamente e conchiude che «nella storia dell’Inquisizione di Spagna, la santa Sede compare protettrice de’ perseguitati, come fu in ogni tempo». Il protestante Schroeckh, nella Storia ecclesiastica, si meraviglia che il papa abbia consentito questa trasformazione d’un tribunale ecclesiastico in secolare, da lui indipendente. E Ranke, protestante anch’egli, disapprovando la storia del Llorente, scritta per favorire re Giuseppe Buonaparte contro le libertà basche e le immunità ecclesiastiche, dice che da quella appare come il Sant’Uffizio fosse una giustizia regia sotto divise ecclesiastiche; tantochè il cardinale Ximenes nicchiando a ricevere nel consiglio un laico nominato da Ferdinando, questo gli rispose: — Non sapete che quest’Uffizio non tiene la giurisdizione se non dal re?»
Il gagliardissimo pensatore Giuseppe De Maistre fece l’apologia dell’Inquisizione spagnuola, non tanto dal punto di diritto, come dall’essere stata un minor male, risparmiando alla Spagna que’ torrenti di sangue che la Riforma e le discordie civili conseguenti costarono al resto d’Europa. Dicendo apologia ho usurpato un luogo comune de’ retori; ma del resto egli medesimo, per quant’ardito, non osando quasi pronunziarlo in testa propria, fa dire da taluno che «il Sant’Uffizio con una sessantina di processi in un secolo ci avrebbe risparmiato lo spettacolo d’un monte di cadaveri che sorpasserebbe l’altezza delle Alpi, e arresterebbe il Reno e il Po.
Sant’Agostino disapprovò affatto le persecuzioni contro i dissidenti; ma poi nelle Ritrattazioni, lib. II. c. 5: — Ho fatto due libri contro i Donatisti, ove dissi non piacermi che, per forza secolare, i scismatici siano violentati alla comunione. Per verità allora mi spiaceva, perchè non ancora avevo provato a quanto male ardisca l’impunità, nè quanto a mutare in meglio valga la diligenza del castigo». E nel trattato 11 in Joann. nº 14: — Vedete che cosa fanno e che cosa soffrono: uccidono le anime, e son afflitti nei corpi; producono morti sempiterne, e lagnansi di soffrirne di temporali».
Il Forti nelle Istituzioni civili, lib. II. c. dice che «l’Inquisizione puniva non l’azione esterna, non la manifestazione pubblica delle opinioni, ma il pensiero dell’animo; ed in questo veramente eccedeva al di là dei confini d’ogni giurisprudenza». Sarebbe stato opportuno ci avesse detto come conosceva essa il pensiero dell’animo.
[328]. Chiamavansi così le esecuzioni contro i condannati dall’Inquisizione, perchè la maggior parte ne passava in assolvere gl’imputandi, facendoli ricredere e recitare l’atto di fede; e spesso non bruciavasi se non la candela che tenevano in mano. Llorente cita un auto da fe del 1486 a Toledo, con settecentocinquanta condannati, ma nessuno a morte; e un altro di novecento, pur senza morti; in uno, tremila trecento furono condannati, di cui ventisette a morte; ma si avverta che, oltre l’eresia, erano di competenza del Sant’Uffizio i peccati contro natura, la seduzione in confessione, la bestemmia, i ladri di chiesa, gli usuraj, perfino il contrabbando di cavalli e munizioni al nemico in tempo di guerra.
Dalla tolleranza dei nostri fratelli aspettiamo d’essere anche noi tacciati di difensori del cavalletto e del rogo: noi.
[329]. Verso il 1574 Mureto scriveva d’Italia all’illustre storico De Thou, Qu’il était esbahi qu’il se levât qu’on ne lui vint dire qu’un tel ne se trouve plus; et si l’on n’en oserait parler.
[330]. Il Compendio della Santa Inquisizione.
[331]. Vedi Breve informatione del modo di trattar le cause del Sant’Uffizio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisizione di Modana; e altri da noi citati a pag. 348.