[345]. Su di ciò vedi il tom. XII dell’Archivio storico italiano.

[346]. La scritta dice: Alexander papa III, Federici I imperatoris iram et impetum fugiens, abdit se Venetiis. Cognitum et a senatu perhonorifice susceptum, Othone imperatoris filio navali prœlio a Venetiis victo captoque, Federicus pace facta supplex adorat, fidem et obedientiam pollicitus. Ita pontifici sua dignitas venetæ reipublicæ beneficio restituta MCLXXVII. Quest’ultima frase fu tolta quando nacquero dissidj colla repubblica veneta.

[347]. Una bella vita del cardinale Comendone fu scritta in latino da A. M. Graziani (Parigi 1669) e subito tradotta in francese da Spirito Fléchier, il quale dice che «la corte romana non ebbe mai ministro più illuminato, più attivo, più disinteressato e fedele: condusse a termine con rara perizia negoziati rilevantissimi in tempi difficili; procacciossi l’amicizia de’ principi senza condiscendere alle passioni e agli errori di essi; infaticabilmente adoprò ad assodar la fede e la disciplina della Chiesa, e con senno e fermezza si oppose al torrente delle nascenti eresie».

[348]. Molte volte non potendo i padri accordarsi sull’espressione di qualche articolo, gli davano solo la forma negativa, condannando cioè una proposizione: nel qual caso non si possono voltar in positive, giacchè il riprovare un’asserzione non implica che si tenga vera la positiva opposta.

[349]. Per esempio, trovava:

Ad cœnam agni providi

Et stolis albis candidi

Post transitum maris Rubri

Christo canamus principi.

Cujus corpus sanctissimum